Aminoacidi ramificati: quello che sportivi e vigoressici non sanno

Elevate quantità di aminoacidi ramificati (BCAAs) sono associate ad obesità ed insulino-resistenza. Ma, fino adesso, non era chiaro come l’assunzione prolungata di tali aminoacidi, nella dieta, interferisse con la salute in tarda età e con l’aspettativa di vita. Appena pubblicato lo studio che lo spiega.

Il ruolo dei macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati) nel collegare diete e salute è stato analizzato in svariati lavori di ricerca.

Quest’ultimo studio ha evidenziato la necessità di esaminare tali connessioni cibo-salute.

In particolare, all’interno di una quadro metabolico complesso, sensibile non solo agli effetti individuali dei macronutrienti, ma anche ai loro effetti di interazione reciproca.

Vigoressici… chi sono?

I soggetti affetti da vigoressia hanno una percezione distorta del proprio corpo: pur essendo muscolarmente ipertrofici, essi si percepiscono come flaccidi e poco tonici.

L’insoddisfazione per la propria immagine è continua, anche a fronte di numerose ore di allenamento, fino a diventare una spirale in cui il soggetto è esposto ad una serie di rischi per la propria salute.

I comportamenti legati a questo disturbo includono un’attenzione ossessiva per il proprio tono muscolare, per il confronto tra il proprio corpo e quello degli altri e per la preparazione dei pasti, dando particolare importanza alle proteine.

Per facilitare il raggiungimento degli obietti, essi assumono regolarmente integratori alimentari e sostanze a base di proteine, legali e non.

Caratteristico di tale disagio psicologico è il forte stress provocato da un eventuale impedimento al quotidiano allenamento.

Proteina: πρωτεῖος «che occupa la prima posizione»

Le proteine, in particolare, interagiscono grandemente con i grassi ed i carboidrati alimentari, influenzando la salute del soggetto mediante effetti sull’appetito e sulla fisiologia post-prandiale.

Una delle interazioni osservate su molti animali, incluso l’uomo, è detta “leva proteica“.

In tale meccanismo bio-nutrizionale, il forte appetito per le proteine causa il sovraconsumo di grassi e carboidrati, quando ci si nutre di diluizioni proteiche (proteine solubili).

Aminoacidi e dieta.

Un altro esempio della rilevanza metabolica delle proteine è rappresentato dal rapporto proteine : carboidrati .

Tale rapporto influenza la riproduzione, l’invecchiamento, le funzioni immunitarie, il microbiota intestinale, la salute cardio-metabolica in tarda età, la neuroplasticità e la longevità.

Tuttavia le proteine sono, esse stesse, delle complesse miscele di aminoacidi che, quando vengono modificate in composizione e bilanciamento, possono produrre profondi effetti sulla crescita, sulla salute in giovane età e sulla longevità.

Aminoacidi ramificati: non solo mattoncini per costruire muscoli, ma raffinati modulatori cellulari

Gli aminoacidi ramificati cioè isoleucina, leucina e valina hanno assunto una particolare importanza grazie al ruolo di modulatori insulinici.

Il Fattore di Crescita Insulinico IGF1 e il Target Mammifero della Rapamicina (mTOR), rappresentano i percorsi chiave legati a salute ed invecchiamento.

L’mTOR è un enzima che integra tutte le informazioni provenienti dai nutrienti (glucidi, lipidi, proteine, fibre, acqua, vitamine e minerali) e dai fattori di crescita.

Questi ultimi sono, invece, proteine capaci di stimolare la proliferazione e il differenziamento cellulare (IGF-1)

L’enzima mTOR, quindi, rappresenta il centro di controllo della crescita, del metabolismo e della longevità delle cellule sane.

Chi gestisce la produzione naturale di proteine corporee

L’mTORc1 è un complesso particolare dell’enzima mTOR, il cui ruolo principale risiede nella sintesi proteica e nella crescita cellulare.

Potenzia i processi anabolici come la sintesi lipidica, limitando i processi catabolici come l’autofagia.

Questo complesso è stimolato da insulina, fattori di crescita, aminoacidi soprattutto dalla leucina e dalla presenza di stress ossidativo.

E’ invece inibito dalla carenza dei composti sopracitati, dallo stress riduttivo, dalla caffeina, dalla curcumina e dall’ antibiotico chiamato Rapamicina.

Le prime conclusioni metabolomiche

I livelli in circolo di aminoacidi ramificati sono, dunque, risultati associati ad obesità, insulino-resistenza e disfuzioni metaboliche in ratti.

Nell’uomo, ad obesità, insulino-resistenza e diabete di tipo2.

I ricercatori guidati da Samantha M. Solon-Biet hanno riportato, già dal 2015, che topi nutriti con alte concentrazioni di proteine e ridotte quantità di carboidrati fossero ipofagici e metabolicamente alterati in tarda età.

I roditori mostravano, inoltre, un elevato tasso circolante di aminoacidi ramificati, crescente attivazione dell’mTOR epatico e ridotta aspettativa di vita.

Tutto ciò, rispetto a topi nutriti con minori quantità di proteine e superiori percentuali di carboidrati.

Tali risultati suggerirono che salute ed invecchiamento nei topi potessero essere alterati impostando il bilanciamento dei macronutrienti, in modo da influenzare la circolazione di BCAA e l’attivazione di mTOR.

I lati oscuri degli aminoacidi ramificati

Nell’ultimo studio pubblicato su Nature Metabolism dallo stesso gruppo di ricerca guidato sempre da Samantha M. Solon-Biet, i ricercatori hanno determinato se e come la manipolazione del contenuto di aminoacidi ramificati nella dieta, influenzi l’aspettativa di vita e la salute in tarda età, nei topi.

Essi hanno dimostrato che i costi metabolici e di longevità di elevate assunzioni di aminoacidi ramificati, rispetto a quelli non ramificati, non siano associati ad incremento di attivazione di mTOR epatico.

Questo valeva, però, per coloro che abbinavano agli aminoacidi ramificati anche alti livelli di carboidrati e storia nutrizionale a basso tenore di grassi.

Aminoacidi ramificati: iper-fame e malumore

I ricercatori hanno osservato che se la dieta dei ratti -ad elevato contenuto di aminoacidi ramificati- veniva ri-bilanciata mediante integrazione di aminoacidi non ramificati -treonina e triptofano-, l’iperfagia veniva scongiurata.

L’iperfagia, infatti, risulta stimolata dalla riduzione di un ormone molto famoso: la serotonina.

La serotonina scompare se si assumono regolarmente gli aminoacidi ramificati

La si sente citare in relazione al grado di benessere che tale neurotrasmettitore ipotalamico regala o meno alle nostre giornate.

La sua presenza dipende da un precursore che è proprio l’aminoacido non ramificato in grado di correggere l’iperfagia: il triptofano.

Troppi aminoacidi ramificati sopprimono la produzione di triptofano e quindi di serotonina.

Aminoacidi e tono dell'umore.

La serotonina, perciò, è essenziale, oltre che per il controllo della iperfagia, anche per il controllo del tono dell’umore.

Non è un caso, infatti, che gli eccessi di fame nervosa combacino, spesso, con un lieve stato depressivo.

Da carenza di serotonina, appunto.

Gli aminoacidi ramificati sono, se cronicamente assunti, responsabili di attacchi di fame e carenza di benessere psichico.

Aminoacidi ramificati ed insulino-resistenza

L’insulino-resistenza è quella disfunzione transitoria che implica una cattiva utilizzazione della propria insulina nel controllo della glicemia dopo i pasti.

Le cause sono prevalentemente ascrivibili a comportamenti alimentari non corretti come l’alternanza brusca tra abbuffate e digiuni compensatori.

Aminoacidi e rilevazione della glicemia.

Tra gli altri motivi biochimici di cattiva utilizzazione dell’insulina, si scopre in tale studio, esserci l’eccesso di aminoacidi ramificati.

Tali aminoacidi stimolano, da parte del pancreas, la maggiore produzione dell’ormone antagonista dell’insulina: il glucagone.

Entrambi “figli” dello stesso organo, hanno opposte funzioni.

L’insulina toglie lo zucchero (glucosio) dal circolo ematico per stockarlo nelle cellule che lo richiedono, mentre, il glucagone libera, nel circolo ematico, unità di glucosio mobilizzato dagli organi in cui è conservato (sottoforma di glicogeno).

Gli aminoacidi ramificati, ad elevati livelli nella dieta, promuovono una eccessiva produzione di glucagone e quindi inducono uno stato di iperglicemia nel soggetto, che magari non ha affatto assunto carboidrati con i cibi.

L’iperglicemia subdola e costante è l’anticamera di pre-diabete e diabete.

Aminoacidi ramificati ed espressione di oncogeni

Elevati livelli di aminoacidi ramificati sono stati associati anche alla sovraespressione di geni correlati all’insorgenza del cancro (oncogeni).

Contemporaneamente determinavano il silenziamento di geni che determinano la morte di cellule non sane (geni oncosoppressori).


Riferimenti Bibliografici

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