Filtri solari, antidepressivi ed antibiotici in mare. I pesci ne sono accumulatori.

Tra le varie fonti di inquinamento di mari ed oceani si fa largo lo sversamento di reflui carichi di residui antibiotici, antidepressivi e filtri solari chimici.

Se ci si fa caso, lo si nota in ogni zona marina presa d’assalto con i primi caldi e per tutta la piena stagione balneare. L’opalescenza controluce sulla superficie del mare sotto costa, lì dove la concentrazione di bagnanti è più elevata.

Se per l’abuso di farmaci di ogni tipo, il discorso dovrebbe partire da presupposti di ragionevolezza più a monte, per i residui dei filtri solari in mare, si deve pretendere una nuova civiltà comportamentale immediata.

Un bagno di farmaci e cosmetici chimici

Residui di farmaci e prodotti per l’igiene personale sono in crescita negli ecosistemi acquatici.

La preoccupazione sta crescendo nella comunità scientifica e nella società più illuminata, relativamente agli effetti collaterali che essi determinano sugli organismi acquatici.

Gli sforzi maggiori sono stati profusi per identificare e monitorare tali tipi di contaminanti ed i loro sottoprodotti negli scarichi degli impianti di trattamento delle acque reflue e nelle acque aperte superficiali.

Ma una delle sfide più importanti continua ad essere, per i ricercatori, come valutare l’effetto che i prodotti chimici hanno sul biota.

Per mezzo di un bio-monitoraggio ambientale, i ricercatori hanno dimostrato il rischio dovuto all’accumulo di tali contaminanti nel pesce ed altri organismi acquatici.

Tuttavia non ci sono ancora sufficienti ricerche approfondite in questa direzione, che quantifichino droghe e prodotti cosmetici accumulati, diffusi, metabolizzati ed eliminati in tessuti e secrezioni biologiche degli organismi marini.

I tossici più pericolosi: sottostima e bio-accumulo

Il rischio maggiore risiederebbe, infatti, nella sottostima degli effetti che tali contaminanti hanno sul pesce cronicamente esposto al loro cocktail chimico micidiale.

Anche la trasformazione metabolica dei composti chimici e la loro bio-degradazione in metaboliti secondari può determinare un rischio per l’ecosistema.

Addirittura superiore rispetto a quello dovuto alle molecole di partenza.

Questo, secondo quanto stimato da Haizea Ziarrusta ed i suoi colleghi dell’Università dei Paesi Bassi, Department of Analytical Chemistry che hanno condotto uno studio su specifiche sostanze chimiche bio-accumulatesi nella fauna ittica.

I ricercatori hanno scoperto che l’antidepressivo amitriptilina, l’antibiotico ciprofloxacina e il filtro UV oxybenzone possono accumularsi nei pesci.

Effetti da filtri solari e farmaci sulla fauna marina

Tali contaminanti stanno inducendo effetti sul plasma, sul cervello e sul fegato dei pesci, perchè interferiscono con il loro metabolismo e possono anche influenzarli a livello sistemico.

Essi hanno condotto esperimenti riguardanti l’esposizione ai tossici di esemplari di Sparus aurata (Orata di mare) presso Plentzia Marine Station.

Hanno valutato il bio-accumulo di amitriptilina, ciprofloxacina, oxybenzone e la loro distribuzione nei tessuti di questi pesci.

Filtri solari, antibiotici e antidepressivi si accumulano nei pesci.

Difficile misurare l’effetto cocktail in mare sui pesci

I ricercatori hanno, inoltre, indagato la bio-trasformazione di questi contaminanti e hanno caratterizzato i loro prodotti di degradazione.

Infine, hanno valutato i cambiamenti indotti da tali contaminanti sul livello molecolare ambientale, analizzando il metabolismo dei pesci.

Quello che i ricercatori hanno sottolineato più nettamente è che le analisi condotte su ogni singola sostanza chimica hanno un significato limitato.

Ciò perchè, nell’acqua, i pesci sono continuamente esposti ad una miscela di tante molecole diverse, non alle singole tipologie di specie chimiche.

Siamo tutti sotto antidepressivi, volenti o nolenti

L’amitriptilina è un farmaco antidepressivo, largamente usato come inibitore della ricaptazione della serotonina (ormone del benessere), rilevato nelle acque libere.

Questo studio ha indagato le alterazioni a livello cerebrale ed epatico delle orate dopo esposizione a rilevanti concentrazioni dell’antidepressivo (0.2 µg/L) per 7 giorni.

L’analisi della simultanea varianza dei componenti è stata usata per identificare i metaboliti che distinguono gli esemplari esposti dagli animali di controllo (non esposti).

Alterazioni del metabolismo lipidico e aminoacidico

Soprattutto, le alterazioni nel metabolismo lipidico suggeriscono la presenza di stress ossidativo, sia nel cervello che nel fegato: comune effetto avverso da xenobiotici, cioè sostanze estranee al corpo.

Tuttavia, sono state inoltre osservate alterazioni nei livelli dell’aminoacido arginina.

Tali alterazioni sono strettamente correlate al sistema dell’ossido nitrico che è noto per essere associato al meccanismo d’azione degli antidepressivi.

Ulteriori risultati sono stati rilevati nei cambiamenti di livello di asparagina e metionina, a livello cerebrale.

Nel fegato, invece, le variazioni hanno riguardato i livelli di acido pantotenico, acido urico e di formilisoglutamina/N-formimino-L-glutammato.

Nel complesso, questi esiti potrebbero indicare una variazione nel metabolismo aminoacidico in entrambi questi tessuti.

La perturbazione dei livelli di glutammato nel fegato implica che anche il metabolismo energetico sia inficiato.

Pesci farciti con filtri solari e debilitati da psicofarmaci

Tali risultati svelano che concentranzioni ambientali rilevanti di amitriptylina disurbano una frazione del metaboloma che è tipicamente associato alla esposizione ad antidepressivi, nei pesci.

Si definisce metaboloma l’insieme di tutti i metaboliti di un organismo biologico, cioè di tutte le sostanze che sono in grado di partecipare ai processi vitali di un organismo.

Filtri solari più abbondanti in mare che sulla nostra pelle

Con la crescente consapevolezza riguardo ai rischi di scottature, foto-invecchiamento e cancro della pelle, l’uso di schermi solari è aumentato.

Filtri organici ed inorganici sono utilizzati nei prodotti cosmetici in tutto il globo.

Alcune consapevolezze sono cresciute rispetto agli effetti ambientali dei comuni filtri solari UV organici utilizzati, come oxybenzone (benzofenone-3 BP-3), 4-metilbenzilidene canfora (4-MBC), octocrylene e octinoxate (etilexil metoxicinnamato).

Lo studio condotto da Samantha L. Schneider e colleghi del Department of Dermatology, Henry Ford Hospital, Detroit, Michigan ha identificato i suddetti filtri UV in quasi tutte le fonti d’acqua intorno al mondo.

I ricercatori di tale studio commentano, quindi, che i filtri non siano facilmente rimossi mediante le comuni tecniche usate negli impianti di trattamento delle acque reflue.

I filtri solari sbiancano la barriera corallina.

In più, in test di laboratorio, l’oxybenzone è stato individuato specificatamente come possibile responsabile dello sbiancamento della barriera corallina (coral reef bleaching).

I filtri UV oxybenzone (benzofenone-3 BP-3), 4-metilbenzilidene canfora (4-MBC), octocrylene e octinoxate sono largamente presenti in varie specie di pesci nel mondo, con ovvie ripercussioni sulla catena alimentare.

I filtri solari nella alimentare umana.

I dermatologi, autori di tale studio, ci tengono ad enfatizzare l’impatto sulla salute pubblica della eccessiva esposizione al sole.

Per questo suggeriscono ai propri pazienti di utilizzare opportune pratiche foto-protettive, come preferire l’ombra, indossare indumenti fotoprotettivi (inclusi cappelli e occhiali), applicando appropriati filtri solari sulla cute.

Il consiglio da Biologa per rispettare tutti i Regni

Come in ogni altro ambito della nostra vita, scorciatoie e trucchi per arraffare ciò che avidamente desideriamo, come una bella carnagione scura, senza conseguenze, non esistono.

Credere che stendere sommariamente e frettolosamente creme ed olii profumati possa istantaneamente proteggerci dai danni fotochimici e dall’invecchiamento cutaneo, crogiolandoci al sole ed ammollo in mare, è un’ovvia utopia.

Quello che una applicazione cosmetica del genere determina di certo, per mesi, ed ovunque sui litorali marini, è il rilascio costante di inquinanti chimici organici ed inorganici nell’ecosistema marino.

L’opalescenza si vede facilmente sulla superficie dell’acqua e sulle nostre coscienze.

L’inquinamento chimico-organico del pescato, fresco e trasformato in fritture di mare nei lidi e nei resort, quello no. Non lo vediamo. Ma lo paghiamo. E lo stiamo già pagando da anni. Senza collegare le cause agli effetti.

I filtri solari sono gli inquinanti più sottovaluatati e pericolosi per la loro vasta diffusione.

Riferimenti Bibliografici

2 pensieri riguardo “Filtri solari, antidepressivi ed antibiotici in mare. I pesci ne sono accumulatori.

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