Plastica di cui l’Europa ha patito dimenticanza

La busta in dotazione ai cittadini, impegnati quotidianamente nella raccolta differenziata, con le maggiori dimensioni è quella contraddistinta dal colore giallo. La busta dedicata al conferimento della plastica.

Questo banale dato dimensionale qualcosa vorrà dire.

Antropocene ovvero l’Età della plastica

Praticamente ubiquitaria, assedia tutti i regni naturali, tutte le nicchie ecologiche, minacciando di divenire un orrido inserto delle nostre cellule.

Plastica ubiquitaria.

Le forti e tenaci spinte ambientaliste, esercitate dai più fragili e puliti esemplari della nostra specie, ragazzi e ragazze di tutto il mondo, hanno avuto il merito di sfondare il muro di ottusaggine rimbalzante, che, fino adesso, aveva scagliato gli scienziati e le loro allerte catastrofiste lontano dalle orecchie dei più.

Finalmente, a marzo di questo vivo 2019, la Commissione Europea ha reso legge la proposta di riduzione/eliminazione dei materiali plastici più diffusi, dopo solo un anno dall’accoglimento della richiesta ufficiale.

Di fronte al costante aumento dei rifiuti di plastica negli oceani e nei mari e ai danni che ne conseguono, la Commissione Europea propone nuove norme di portata unionale per i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati.

Insieme, questi prodotti rappresentano il 70% dei rifiuti marini. Le nuove regole sono proporzionate e concepite per ottenere i migliori risultati, vale a dire non a tutti i prodotti si applicheranno le stesse misure: saranno messi al bando i prodotti di plastica monouso per i quali sono facilmente disponibili soluzioni alternative, mentre si limiterà l’uso di quelli di cui non esistono valide alternative riducendone il consumo a livello nazionale; i produttori dovranno poi rispettare requisiti di progettazione ed etichettatura e sottostare a obblighi di gestione e bonifica dei rifiuti.

Con queste nuove norme l’Europa è la prima a intervenire incisivamente su un fronte che ha implicazioni mondiali.

Commissione europea – Comunicato stampa
Plastica monouso: nuove norme UE per ridurre i rifiuti marini
Bruxelles, 28 maggio 2018

Sembrerebbe un ottimo risultato, per il mare, per l’atmosfera, per i nostri cibi.

Eppure qualcosa non torna.

L’elenco dei banditi, da qui a 2 anni, ha un buco dal quale si potrà continuare a guardare impotenti la becera contaminazione marina, per chissà quanti decenni.

Che la fretta legislativa sia stata cattiva consigliera ambientale è una ipotesi troppo ingenua per darle corpo. E allora?

Chi manca all’appello: toh, i bicchieri di plastica!

Assenti gravi ed ingiustificati sono i bicchieri di plastica. Praticamente ubiquitari. Praticamente indistruttibili.

Bicchieri di plastica semi-ignorati nella nuova direttiva europea.

La nuova direttiva europea impone agli Stati Membri di vietare dal 2021 la commercializzazione dei seguenti oggetti:

  • cotton fioc
  • posate (coltelli, forchette, cucchiai, bacchette)
  • piatti
  • cannucce
  • agitatori per bevende
  • aste di sostegno per palloncini
  • imballaggi alimentari in polistirene espanso
  • brick per bevande in polistirene e relativi tappi.

Secondo quella che sembra una logica anti-panico ma inesorabilmente eco-tutelante, entro il 2029 si dovrà ottenere una raccolta plastica perfetta del 90%, ed entro il 2025, intanto, le bottiglie in commercio dovranno già derivare da riciclo.

Contemporaneamente, tutti i paesi -e l’Italia, in questo fortunato caso, è già leader nel settore pronto ad entrare a regime- si dovranno organizzare in produzioni di bio-plastiche.

Le bio-plastiche, infatti, saranno la miglior transizione verso differenti stili di vita e di consumo.

Si tratta, spesso, di idee semplici ma tecnologicamente ineccepibili, con cui sostituire un materiale i cui contro, ormai, hanno preso il controllo delle nostre vite e della nostra salute, durante la vita.

A pensar male… non vorremmo aver indovinato

Esclusi dal bando europeo sono le bottiglie ed i bicchieri trasparenti in plastica spessa: quelli da Oktoberfest, per intenderci.

Ecco. Appunto. Ci siamo intesi.

In spiaggia ed in mare, i ricercati numero uno sono le bottiglie di plastica, poi i filtri di sigaretta, i cotton fioc e i bicchieri di plastica.

Spiagge invase dalla plastica.

E, nonostante questa famigerata classifica, nella neonata normativa europea, bicchieri e bottiglie sono solo “ospiti non graditi”, privi di percentuali e tempistiche stringenti.

I beneinformati del settore alternativo tremano all’idea che tutto l’iter di eco-logicità paghi -banalmente- dazio alle lobbies nord-europee e tedesche: prime grandi produttrici di bicchieri di carta rivestita di plastica e di bicchieroni da birra.

Preoccupati sono, invece, in Italia, oltre ai lavoratori della più fiorente industria di stoviglie usa-e-getta d’Europa, anche i produttori ed i trasformatori di bio-plastica.

Perchè se la molle tolleranza fa il paio con l’ambiguità del testo normativo sul tipo di plastiche da contenere e respingere, tutta la manovra bio-ecologica potrebbe farci affrontare un frontale economico ed ambientale di proporzioni bibliche.

La personale chiarezza di idee sulle scelte migliori per noi e per Casa nostra, resta e resterà sempre una responsabilità non delegabile, non rimandabile.

Ogni nuova idea e mini-produzione “pilota” è perfettibile ma è già un’ottima opportunità su cui informarci, tutti.

Riferimenti bibliografici

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