Abbronzatura 2019. Filtri solari dermo-eco-logici

Qualcuno ha già cominciato. Qualcun’altro non ha mai smesso. Altri sono a digiuno di sole dalla scorsa abbronzatura.

Per tutti, una ricognizione scientifica, in tempo per scegliere dei filtri solari meno dermo-tossici e, possibilmente, minimamente eco-inquinanti.

Il risveglio globale delle coscienze ambientali richiede, in ogni stagione e in tutti i frangenti, nuovi occhi e nuove prospettive di rispetto.

Modalità d’uso di protezioni ed abbronzanti

Sia i filtri protettivi che i miracolosi acceleratori di melanina, per entrare a regime nello strato cutaneo idoneo, richiedono che l’applicazione avvenga non meno di 30 minuti prima della esposizione solare.

Questo tempo è valutato in assenza di sfregamento da tessuti ed escludendo umidità o sudorazione.

Abbronzatura consapevole.

E’ quindi scontato che olii e creme solari non debbano essere sommariamente e frettolosamente applicati in spiaggia -o scelleratamente su un materassino già in mezzo al mare- ma richiedano un logico anticipo all’ombra ed al fresco. A casa, presumibilmente.

Una abbronzatura atomica

Che tipo di sostanze vengano spalmate sulla pelle in nome di una bronzea ambizione di avvenenza, sono in pochi a saperlo.

I filtri solari, a funzione protettiva per la cute, sono di tre tipi:

  • chimici
  • fisici
  • naturali

Anche quest’anno, la Food and Drugs Administration (FDA), ente governativo statunitense, che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha diramato nuove linee guida sui requisiti normativi per i prodotti solari.

Ma la responsabilità ultima delle scelte cosmetiche, come di quelle alimentari, resta nelle mani del consumatore. Nulla tutela singolarmente la salute del proprio organismo come la documentazione e l’informazione individuale.

Protettori cutanei… contro cosa?

I raggi ultravioletti sono una delle componenti della luce per eccellenza, quella solare. Quella che nutre la vita, da che mondo è mondo.

La famiglia UV è composta da UV-A, UV-B ed UV-C.

Gli UV-C sono bloccati dallo strato di ozono. Si tratta di radiazioni ad alta energia, molto penetranti, cancerogeni e letali in esposizioni prolungate.

Sono, infatti, prodotti anche da lampade germicide a fluorescenza violetta che restano accese in ambulatori, cappe microbiologiche e sale chirurgiche, quando restano vuote.

Gli UVA (lunghezza d’onda 320-370 nm) sono ad alta penetrazione, determinano danno da foto-invecchiamento, mutagenesi: sono accusati di favorire il cancro non melanomatoso della pelle.

Gli UVB (lunghezza d’onda 270-320) sono a media penetrazione, eritematogeni, causano ustioni ma anche l’abbronzatura e l’attivazione della vitamina D.

Abbronzatura e livelli cutanei raggiunti dagli UV.

La vitamina D è ormai, dai meglio informati, riconosciuta come fattore fondamentale per mantenere in un buono stato di salute non solo le ossa, ma anche l’intestino, combattendo un vasto quadro di infezioni.

Molti studi la ritengono, a ragione, un irrinunciabile fattore anti-cancro.

Filtri chimici

In questa categoria rientrano tutti i nomi, per lo più illeggibili per il consumatore medio, elencati sul retro della confezione di ogni prodotto solare della grande distribuzione comerciale, come delle altisonanti marche specializzate, nonchè di alcune marche spiccatamente eco-friendly.

L’elenco chimico sui flaconi di tutti i prodotti cosmetici si chiama INCI (International Nomenclature Cosmetic Ingredients) ed è, pur con le difficoltà di comprensione del caso, uno strumento imprescindibile per scegliere correttamente e consapevolmente.

Alcuni filtri chimici si definiscono fotostabili, cioè garantiscono le proprie caratteristiche di tutela della cute anche sotto il sole, altri sono fotoinstabili ed altri ancora definibili addirittura “problematici”.

Octocrylene

Uno dei filtri chimici più diffusi, anche in marche green, protegge dai raggi UV-B e si presenta trasparente ed oleoso. Fotostabile.

Studi scientifici hanno dimostrato che questa sostanza, dopo 60 minuti di esposizione solare causa più danni dermatologici di quelli in sua assenza.

Abbronzatura spesso collegata a dermatiti da solari.

Agisce da fotosensibilizzatore cutaneo, aumentando, in questa sede, la produzione di radicali liberi, specie chimiche tossiche e responsabili di foto-invecchiamento e melanomi.

Si è inoltre osservato un effetto atamente allergizzante di questo composto chimico che determina dermatiti da contatto.

Avobenzone (o ButylMethoxydibenzoylmethane)

Inserito nelle composizioni chimiche dei filtri solari più noti, ha funzione di schermo su raggi UV-A e parzialmente UV-B.

E’ fotoinstabile infatti dopo 2 ore di esposizione al sole perde l’85% della efficacia protettiva.

Abbronzatura e foto-invecchiamento.

Studi di aprile 2019 hanno dimostrato l’effetto dermo-irritante di questa molecola sotto il sole. Anch’esso può indurre incremento nella produzione cutanea di radicali liberi che danneggiano DNA e proteine corporee.

Mexoryl

Composto fotostabile e fotostabilizzante, insieme al Tinosorb, degli altri ingredienti di una formulazione che risultino fotoinstabili.

La forma SX risulta un filtro UV-A, brevettato con il nome di Ecamsule, converte le radiazioni UV in calore sulla pelle, ma sotto il sole tende comunque a degradarsi e generare dermatiti, nei soggetti predisposti.

La forma XL viene impiegata come filtro UV-B.

Octyl (o Ethylhexyl) methoxycinnamato

Molecola-filtro UV-B fotostabile solo in presenza di octocrylene, mexoryl e tinosorb.

Anche noto con l’acronimo OMC è liquido, trasparente, insolubile in acqua e si sospetta provochi un effetto ossidativo sulla pelle, che persisterebbe anche dopo l’esposizione.

Abbronzatura ed effetti ossidativi.

Negli animali da laboratorio si è osservata una preoccupante interferenza del OMC con gli ormoni estrogeni.

Ethylhexyl Salycilato (ex Octyl Salycilato)

Filtro UV-B non fotostabile che richiede tinosorb per risultare affidabile.

Pur non risultando grandemente nocivo per la cute in sè, favorisce l’ingresso di tossici ed altri irritanti (conservanti e profumi) della formulazione con cui lo si assume sulla pelle.

Abbronzatura che può costare l’equilibrio ormonale

L’interferenza di molti filtri chimici con l’attività estrogenica è un effetto collaterale gravissimo.

Oltre alla funzione genital-riproduttiva, infatti, gli estrogeni sono notoriamente implicati nel processo di proliferazione cellulare, anche in corso di neoplasie.

Le neo-formazioni cancerose non hanno certo bisogno di ulteriore spinta replicativa, cui poi segue la temuta disseminazione per via ematica e la colonizzazione di sedi tumorali secondarie.

La massima attenzione, quindi, dovrebbe essere posta dal consumatore nella esclusione dei seguenti composti chimici, dalle formulazioni cosmetiche solari.

PABA

Il PABA è una sostanza naturale responsabile della sintesi dell’acido folico, supplemento prescritto alle future mamme per scongiurare scompensi nello sviluppo neurologico del feto.

Questa sostanza, dall’apparenza innocua, si trova anche in frumento, uova, latte e carne.

Eppure, alcuni studi hanno dimostrato una inaspettata tossicità a livello topico, cioè cutaneo, in questo caso. Il PABA, sotto il sole, può aumentare la produzione di radicali liberi che danneggiano il DNA delle cellule.

Benzophenone-3 (BP-3) noto come Oxybenzone

Composto organico in grado di schermare raggi UV-A e UV-B è tra i più diffusi ingredienti delle creme solari e cosmetiche con fattore protettivo solare.

Esso è risultato in grado di incrementare la produzione di radicali liberi e quindi lo stress ossidativo che predispone a degenerazioni tumorali. Inoltre determina indebolimento dell’attività estrogenica.

Homosalate (MHS)

Composto organico a base di acido salicilico, in grado di assorbire i raggi UV-B, i più pericolosi per l’insorgenza di melanomi.

Recenti studi hanno dimostrato che cellule cancerose mammarie tendono a replicarsi drammaticamente più intensamente, in presenza di tale composto in circolo.

Abbronzatura in gravidanza.

Anch’esso, infatti è un interferente endocrino che altera l’attività estrogenica ed è, quindi altamente sconsigliato in caso di neoplasie e gravidanza.

Costi ambientali di una abbronzatura “chimica”

I filtri chimici sono stati vietati in vari disciplinari che si occupano di eco-compatibilità.

E’ stato inoltre dimostrato che tendano a determinare un bio-accumulo ambientale con gravi danni all’ecosistema ittico.

Niente creme solari, dunque, dannose per l’ambiente, alle Hawaii. Le splendide isole americane hanno ufficialmente vietato la vendita di quelle formulazioni che contengono alcune sostanze nocive per i coralli.

Abbronzatura con filtri chimici crea sbiancamento dei coralli.

In particolare i legislatori dello Stato hanno approvato una misura che potrebbe vietare la vendita di lozioni solari contenenti oxybenzone (cioè benzophenone-3) e octynoxate entro il 2021 per proteggere le barriere coralline dallo sbiancamento.

Filtri fisici

Si trovano, di solito, nei solari eco-bio-compatibili e sono rappresentati da due composti inorganici: ossido di zinco e biossido di titanio.

Nei prodotti solari più affidabili, possono trovarsi in forma micronizzata o rivestita con siliconi, ma, in questo caso, non saranno più eco-compatibili.

Nell’INCI, i nomi da ricercare sono: titanium dioxide, zinc oxide e trimethoxycaprylylsilane.

Lo zinco rivestito è un filtro UV-A, mentre il titanio è un filtro UV-B, ma, di quest’ultimo esistono sia una forma naturale che rende densa e bianchissima la consistenza del solare che lo contiene, sia micronizzata.

La forma micronizzata nasce, proprio, dall’esigenza di ottenere un prodotto meno denso e più leggero sulla pelle.

Purtroppo, però, la formula micronizzata si sospetta innalzi il rischio di stress ossidativo da radicali liberi.

Abbronzatura più sicura con biossido di titanio, nonostante la spessa patina ritenuta anti-estetica.

Meglio sarebbe, quindi, soprassedere sull’esigenza estetica, nel breve tempo di esposizione quotidiano al sole in vacanza, scegliendo filtri non micronizzati.

Eventualmente, selezionando solari contenenti filtri fisici rivestiti di allumina (titanium dioxide, alumina) o addizionati con manganese (optisol).

Abbronzatura più sana grazie al buonsenso

Compatibilmente con esposizioni solari ragionevoli e graduali, il suggerimento professionale è l’uso di filtri fisici a base di ossido di zinco in concentrazione non inferiore al 22.3%, addizionato con vitamine, sostanze antiossidanti quali vitamina C, gamma-orizanolo, tè verde, estratto di carota, resveratrolo.

Ottime aggiunte sono anche tocoferolo/vit. E, epigallocatechingallato (polifenoli del te verde), sostanze idratanti come acido ialuronico, calmanti come bisabolo o calendula, estratti di piante come l’arnica.

Evitare invece i retinoidi /vit. A.

Abbronzatura nel rispetto della natura.

Filtri Naturali

Poco nota è la capacità di alcune sostanze naturali purissime di schermare i raggi UV diretti sulla nostra pelle.

Si tratta di olii per i quali è stato anche stimato un fattore protettivo corrispondente a quelli chimici.

Olio di Germe di Grano

Idrata i tessuti ed agisce da potente antiossidante, prevenendo i danni da radicali liberi sulla cute. Ha un all’incirca un SPF 20.

Olio di Macadamia

Grazie all’acido cinnamico contenuto, fornisce una elevata resistenza ai raggi UV, con un SPF 6.

Abbronzatura con olii vegetali.
Olio di Jojoba

Oltre ad essere un ottimo idratante, l’acido miristico garantisce un SPF 4.

Aloe, Karitè, Buriti, Germe di Riso e Lampone

Sostanze ed olii vegetali molto pregiati che proteggono pelli già abbronzate con un SPF 3.

Abbronzatura a mente ben aperta!

Abbronzatura responsabile, senza disperdere in mare i prodotti anche se naturali.

Naturalmente, anche la modalità d’uso di queste sostanze, benchè naturali, deve tener conto delle esigenze ambientali.

Evitare di disperdere in mare olii di ogni tipo è sempre l’unica scelta intelligente per persone responsabili.

Applicazione e tempo di attesa per il corretto assorbimento è il primo modo di divulgare il proprio rispetto per la Natura e per l’ambiente.


Riferimenti Bibliografici

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