Alimentazione selettiva nell’infanzia: non solo un capriccio.

L’alimentazione durante l’infanzia, da subito dopo lo svezzamento alla pre-adolescenza, è spesso un terreno difficile da trattare anche per i professionisti del settore.

Le larghe implicazioni emotive e familiari connesse ai cibi sono un groviglio di messaggi, paure, esperienze mal gestite.

Nonostante la risoluzione spontanea sia l’esito più frequente, ignorare quello che, a tutti gli effetti, è un disturbo della condotta alimentare non rappresenta una strategia sempre vincente.

Assecondare ed attendere: intanto lo sviluppo procede in carenza

Come suggerivano le nonne più lungimiranti, che la crescita avrebbe portato con sè la “guarigione” da tutti i rifiuti ed i capricci, comporta, però una lunga fase di carenze nutrizionali che peseranno di qui a poco.

La storica fiducia nelle enormi risorse naturali dei bambini, deve oggi fare i conti con il drammatico impoverimento dei cibi più semplici, che, qualche decennio fa avrebbero, da soli, fornito molti dei minerali e dei nutrienti più urgenti.

Il profilo comportamentale dei bambini con alimentazione selettiva mostra un minor consumo di alimenti come vegetali, carne, pesce, poco popolari anche tra i bambini in cui la restrizione alimentare non assume i contorni definiti di una disfunzionalità.

I bambini con disturbo di selettività alimentare si nutrono in modo simile agli altri bambini di prodotti raffinati e derivati dal grano, come cornflakes, panini, ma, molto di più dei coetanei sani, consumano prodotti confezionati come biscotti, snack e patatine.

Per questo, bambini di 14 mesi con alimentazione selettiva non hanno un BMI alterato rispetto ai bambini di pari età.

Oltretutto, le mamme più logorate da questa difficoltà di nutrizione dei propri figli, tendono, in buona fede, a favorire l’iper-consumo di prodotti più graditi.

Per una sorta di compensazione grossolana, dettata da uno stato di necessità.

Tuttavia, come notato da Dubois et al. ed Ekstein et al., quando i bambini raggiungono l’età di 4 anni hanno un BMI più basso e risultano spesso sottopeso.

Ingredienti per uno sviluppo adeguato

Non siamo solo un peso.

Eppure dagli anni ’80 in poi, l’attenzione alle curve di accrescimento infantile, alle coordinate antropometriche e statistiche, si è fatta più curata.

Alimentazione e peso corporeo in età di accrescimento.

Il rispetto dei fabbisogni energetici, infatti, consigliati per le varie fasi di sviluppo -che i nutrizionisti esprimono nelle prescrizioni dietetiche- sono solo una parte dell’impegno che il genitore deve amorevolmente assumersi.

Fondamentale e dirimente, ai fini di uno sviluppo fisico e cognitivo all’altezza dei potenziali individuali di ogni bambino, è come “riempire” questo monte-kilocalorico.

Con cosa raggiungere giornalmente il fabbisogno energetico e quindi calorico?

Tasselli mancanti nell’alimentazione infantile

Il bambino è un organismo pulito, nuovo, in formazione. Le molecole alimentari con cui cominciare a strutturarlo sono una scelta tutt’altro che trascurabile. Da non delegare, di certo, alle pubblicità di nuovi pasticci e dolciumi ultra-processati e industriali, a rosticcerie, a surgelati pre-cotti.

L'alimentazione in un organismo in formazione è il passaporto per una vita adulta sana ed equilibrata.

No legumi? No ferro e rame. No fibre idro-solubili e insolubili

  • No ferro? Anemia ed insonnia nel bambino.
  • No rame? Ridotto sviluppo del sistema nervoso e del sistema immunitario.

Inoltre, non tutte le anemie dipendono dal ferro… alcune infatti proprio da carenza di rame!

  • No fibre idro-insolubili? Disturbi dell’alvo e stitichezza ostinata nell’infanzia.
  • No fibre idro-solubili? Microbiota intestinale privo di biodiversità e scarasamente anti-tumorale.

Niente pesce e yogurt naturale? Niente vitamina D e calcio

  • No vitamina D? Processo difficoltoso di ossificazione in accrescimento.
  • No calcio? Conduzione dell’impulso nervoso rallentata.

La verdura colorata non piace? Niente cobalto e zinco

  • No cobalto? Ridotta produzione di vitamina B12, che consente la produzione di nuovo DNA sano in cellule in accrescimento.
  • No zinco? Disfunzione della sintesi di ormoni metabolici (insulina), sessuali e della crescita (GH).

L’insulina adeguatamente presente e reattiva è un elemento fondamentale nell’accrescimento, soprattutto in condotte alimentari ben nutrite di zuccheri, come quella dei bambini italiani.

No, frutta non ne mangia? No poliammine

  • No poliammine? Ridotta stimolazione dei fattori di crescita, nell’età dello sviluppo.

Lo stimolo alla proliferazione cellulare è auspicabile solo nella fase di accrescimento. Le poliammine sono, per lo stesso motivo, tassativamente vietate in soggetti oncologici.

La mela non cade mai troppo lontana dall’albero

Non è inusuale inoltre riscontrare che l’alimentazione selettiva o il comportamento alimentare schizzinoso infelicitino alcune famiglie, ed altre no.

Questa condizione è biologicamente e geneticamente determinata, ma può essere esacerbata da stimoli ambientali afferenti al comportamento alimentare familiare.

Uno studio ha riscontrato infatti una forte associazione tra le abitudini alimentari della madre e del figlio e la neofobia della madre e del figlio.

L'alimentazione materna influenza notevolmente la neofobia infantile.
Alimentazione neofobica in tutte le stagioni della vita

La neofobia rappresenta dunque, secondo l’etimologia del termine, la paura del “nuovo”, qui applicato ai sapori ed ai cibi mai incontrati prima.

E’ notoria la difficoltà di inserimento indolore di elementi nutritivi nuovi, durante le rapide fasi di crescita infantile.

Quasi sempre il neofobico al cibo non sa spiegare il perché del suo rifiuto.

Che i bambini apprezzino senza incertezze il gusto dolce e, in seconda battuta, il salato e l’umami, è un dato noto. All’inizio, invece,
sono rifiutati l’amaro e l’acido, tipici proprio di molta verdura e di quasi tutta la frutta.

L'alimentazione sana si impara già dalla mamma.

Nell’adolescente il rifiuto del cibo non sempre è neofobia, ma si può inserire nel mosaico noto di comportamenti di opposizione, il cui scopo
è cercare la propria identità e strada personale.
È implicito che un comportamento di rifiuto del cibo ostinato e progressivo vada colto come un segnale diverso e debba essere valutato sotto il profilo psicologico.

Per quanto riguarda gli adulti e gli anziani, la ricerca ha dimostrato che la neofobia al cibo è espressa nella popolazione fino ai 40-50 anni.
Dopo i 50 anni, anche il neofobico più irriducibile cambia atteggiamento e si avventura nell’assaggio, quasi sempre con successo.

Nelle persone anziane, invece, spesso non siamo di fronte a una neofobia al cibo, quanto a modificazioni della percezione gustativa secondaria a farmaci o associata all’età. L’alterazione del gusto porta anche al rifiuto di alcuni alimenti consumati con regolarità fino a quel momento.

Aggirare l’alimentazione selettiva è un “gioco”

Tuttavia, là dove l’esperienza familiare non sia vantaggiosa, l’esposizione, il modellamento e l’imitazione possono derivare anche dai pari ed essere facilitati dalla frequenza all’asilo nido o della scuola dell’infanzia.

Sono preziosi, inoltre, quei laboratori -gestiti da professionisti della nutrizione- che nelle scuole materne ed elementari consentano al bambino di manipolare il cibo ignoto.

La prima conoscenza che il bambino ha del mondo passa dalle mani, prima ancora che dagli occhi e, subito dopo, passa all’assaggio. È un gesto automatico.

Lasciare che il bambino costruisca un’esperienza personale, con i propri
tempi e modi, stimola dunque la sua curiosità ed è un ottimo punto di partenza.

Alimentazione e peer modelling.

Gli effetti del peer modellingmodellamento tra pari, intendendo coetanei- possono essere negativi se viene osservato rifiuto per frutta e vegetali, ma possono anche risanare comportamenti svantaggiosi, grazie all’emulazione tra coetanei.

Per Caroline M. Taylor, la selettività alimentare si risolve con l’esempio materno e familiare ma anche con una esposizione regolare a nuovi alimenti, in modo da introdure un concetto di cambiamento quotidiano alla base di una vita in sano equilibrio.

Se l’offerta dell’alimento amaro o acido è accompagnata dall’atteggiamento diffidente -o francamente disgustato- di chi glielo propone, l’approccio è fallimentare.

L'alimentazione del bambino richiede atmosfere rilassate.

Offrire un cibo nuovo in un ambiente rumoroso, o poco sereno, predisporrebbe, inoltre, chiunque al rifiuto.

Trasmettere ai propri figli i capisaldi dell’alimentazione corretta richiede, infatti, apertura e cultura da parte di chi se ne occupa. Non è facile, ci
vuole molta pazienza, ma i risultati ripagano.


Riferimenti bibliografici

3 pensieri riguardo “Alimentazione selettiva nell’infanzia: non solo un capriccio.

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