Effetti collaterali dei farmaci dipendono dal proprio microbiota intestinale

La grande varietà di risposte ai farmaci in differenti soggetti può risultare pericolosa, se si esprime in effetti collaterali.

Crescono le evidenze che collegano tale variabilità di risposta farmacologica al microbiota intestinale individuale.

Microbiota ed effetti sulla farmacocinetica

Branca della farmacologia che studia quantitativamente l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo e l’eliminazione dei farmaci dal nostro organismo, la farmacocinetica sembra sempre più dipendere dalle capacità biochimiche della vita che ospitiamo.

Nel colon, infatti, la mirabile moltitudine di ceppi batterici, definiti come microbiota, collabora attivamente alla migliore funzionalità delle nostre reazioni metaboliche.

Gli effetti benefici di queste “competenze acquisite”, nel nostro intestino, si riflettono poi su molti altri distretti corporei, ma, in generale, sull’armonioso sviluppo di un habitat batterico: noi.

Controllo microbiologico degli effetti collaterali farmacologici: il futuro.

Nello studio appena pubblicato su Nature, Michael Zimmermann e colleghi sono riusciti a misurare la capacità del microbiota, in ben 76 soggetti, di metabolizzare 271 tipi di farmaci orali.

E’ risultato che molte di queste molecole vengano chimicamente modificate dai microrganismi.

In seguito alla somministrazione, infatti, i principi attivi dei farmaci subiscono trasformazioni chimiche e i loro “trasformati” (detti metaboliti) possono mostrare proprietà funzionali e tossicologiche molto diverse dalle molecole d’origine.

L'assunzione di farmaci ha effetti differenti da soggetto a soggetto.

La maggior parte dei farmaci sono somministrati per via orale, quindi possono incontrare i batteri commensali (cioè non patogeni), stabilmente residenti nel nostro intestino tenue e crasso.

I microrganismi intestinali, nel loro insieme, sono inoltre responsabili della espressione di un numero di geni microbici 150 volte superiore a quello dei geni umani.

I batteri enterici, inoltre, compongono anche un ricco deposito di enzimi adatti allo smaltimento di eventuali farmaci.

I composti che derivano dall’interazione tra enzimi batterici e molecole farmacologiche -assunte dall’uomo- sono in grado di promuovere:

  • attivazione (sulfasalazina -antinfiammatorio intestinale-)
  • inattivazione (digossina -farmaco cardiologico-)
  • intossicazione (sorivudina, brivudina -antivirali- e irinotecan -chemioterapico-) del metabolismo umano.

Metabolismo dei farmaci è microbo-specifico

I ricercatori hanno incubato, per 12 ore, ogni ceppo microbico con la miscela farmacologica (271 molecole medicinali), in condizioni di assenza di ossigeno (anaerobiosi).

Come risultato, i livelli di 176 farmaci (2/3 di quelli analizzati) si sono significativamente ridotti, fino a più del 20%, proprio grazie all’azione metabolica di specifici ceppi batterici intestinali.

Le droghe specificatamente metabolizzate dai Bacteroides sono quelle dotate di gruppi chimici funzionali in grado di essere idrolizzati (esteri e amidi).

Diversamente, i Proteobatteri non sono risultati adatti alla metabolizzazione di altri composti chimici (composti azoici e lattoni).

Il microbiota causa differenti effetti farmacologici.

I composti farmacologici vagliati sono stati:

  • l’antinfiammatorio enterico sulfasalazina (specie chimica amide)
  • l’anti-colosterolo lovastatina (categoria dei lattoni)
  • il gastroprotettore omeprazolo (composto azoico).

Eppure, tra i dati raccolti emerge un risultato che merita future indagini complementari: altre molecole farmacologiche, con gruppi funzionali simili alle classi di composti citate, non vengono metabolizzate dai ceppi batterici intestinali.

Che vi sia un ulteriore livello di specificità nel metabolismo microbico, ancora da scoprire?


Riferimenti bibliografici

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