Il valore di una “cicca” tutt’altro che residuale

I fumatori in Italia sono 11.5 milioni di persone. Mediamente 13.1 sono le sigarette consumate al giorno pro capite. Altrettanti mozziconi finiscono nel suolo o nelle fognature, passando dai tombini ed arrivando al mare. Adesso, però, una soluzione c’è: basta solo soffermarsi un attimo, prima di gettar via una “cicca”.

Eco2logic: la startup genovese affamata di cicche

La tecnica è quella della carbonizzazione idrotermale: consente di ottenere, dai mozziconi, un carbone destinato al settore delle vernici.

Le sigarette prodotte ogni anno nel mondo vengono realizzate con filtri composti da un particolare tipo di plastica: acetato di cellulosa.

La cicca di sigaretta è costituita da un particolare tipo di plastica.

Nell’ambiente, esso può impiegare dai 10 anni in sù per decomporsi.

Così, quattro trentenni hanno, sin dai tempi dell’università, creato un piccolo convertitore di veleno in energia chimica.

L’idea di Fabio Corradi, Paolo Giusto, Thomas Virdis e Xavier Ferrari Tumay è quella di arginare questa crescente produzione, trasformando un rifiuto tanto pericoloso in una risorsa.

L’ottenimento dei filtri di sigaretta, tuttavia, non è un’impresa facile. Richiede campagne d’informazione e sensibilizzazione oltre ad attività svolte sul territorio per ridurre la dispersione del rifiuto nell’ambiente”.

Fabio Corradi

Conversione della “cicca” senza effetti ecologici collaterali

La tecnica, a basso impatto ambientale, muta i rifiuti in un materiale carbonioso: l’idrocarbone.

La carbonizzazione idrotermale, prevede la conversione termochimica dei rifiuti di origine organica o simili.

I rifiuti raccolti, cioè i mozziconi, vengono carbonizzati in presenza d’acqua in un reattore ermetico a bassa temperature.

Ciò garantisce la trasformazione della materia organica in un composto ad alto contenuto di carbonio, con caratteristiche simili a quelle del carbone vegetale ma con una superficie molto più idrofila.

Sono proprio queste peculiarità chimico-fisiche a fare dell’idrocarbone -da cicca di sigaretta- un componente versatile: dal settore delle vernici a quello dell’agricoltura.

Cos’è l’impatto zero?

Qualsiasi azione dell’uomo ha un impatto sull’ambiente.

Il semplice utilizzo dell’automobile per andare al lavoro, durante il tragitto, rilascia nell’atmosfera una certa quantità di sostanze inquinanti.

Lo stesso accade quando un’impresa produce qualsiasi merce. Anche nel caso di una azienda che si occupi di riqualificazione dei rifiuti.

È inevitabile, perché le attività veramente ad impatto ambientale zero sono molto poche.

Nella startup genovese, invece, i ridotti costi di trattamento e le basse emissioni di CO₂ e sostanze nocive, hanno meritato la Smartcup Liguria 2017, spiccando per la ricerca e l’innovazione collegata ai principi della circular economy.

La circular economy può funzionare anche per la cicca di sigaretta.

Ma c’è di più.

A fine trattamento, le acque reflue dalla carbonizzazione idrotermale vengono portate a nuova vita.

Grazie infatti ad un esiguo numero di sostanze organiche impiegate, i reflui post-trattamento possono essere riutilizzati come nutrimento per biodigestori e per la produzione di biocombustibili.

La ricetta, adottata per i mozziconi di sigarette, ha aperto la strada ad un nuovo filone scientifico in grado di risolvere il problema dello smaltimento di molti altri rifiuti, promuovendone la rigenerazione a prodotti commerciabili differenti.


Riferimenti bibliografici

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