Acque in bottiglia: sorsi di microplastiche

Minuscole, spesso microscopiche particelle di plastica, dette appunto microplastiche, entrano nei cibi, nell’acqua e nell’aria a causa degli imballaggi plastici.

Kieran Cox e colleghi, dell’Università Victoria in Canada, hanno analizzato i dati di ben 26 studi pubblicati, al fine di determinare i livelli di microplastiche in aria, acqua, alcolici e prodotti ittici.

Gli autori hanno, poi, stimato il numero totale di microlastiche ingerite ed inalate a persona.

Essi hanno riscontrato che, negli Stati Uniti, i consumatori assumono dalle 74’000 alle 121’000 particelle di plastica annualmente, a seconda dell’età e del sesso.

L'abitudine al consumo esclusivo di acque in bottiglia espone al rischio di ingerire microplastiche.

Chi consuma solo acqua imbottigliata può ingerire 90’000 particelle all’anno, rispetto alle 4’000 di chi utilizza l’acqua del rubinetto.

Ma i dati sulle microplastiche in alimenti come carni, formaggi, cereali, verdure sono ancora indisponibili.

Questo significa che le stime dei ricercatori sono, in relatà, delle sottostime.

Microplastiche ingerite pari ad una carta di credito

Qualche settimana fa, fece scalpore -rimbalzando su molte bacheche facebook- la quantificazione della plastica ingerita involontariamente con gli alimenti delle dimensioni di una carta di credito.

Comunicazione efficace. Non c’è che dire.

Acqua in bottiglia fonte di microplastiche in quantità pari ad una carta di credito.

E’ pur vero che, ormai, l’impressionabilità dell’immaginario ambientalista collettivo è molto fugace.

Il riverbero di ogni grido di allarme sanitario è tanto esteso che nessuno può più affermare, onestamente, di non essere pienamente informato sul dramma ecologico in cui siamo immersi.

Ma la raccolta differenziata sta entrando a pieno regime

La differenziazione dei rifiuti, anche nella migliore gestione -e niente affatto uniforme e garantita in ogni singolo piccolo o grande centro del Paese-, resta solo l’ultima tappa.

L’ultima tappa di una urgente inversione ad U dei consumi alimentari quotidiani.

Fermare l’emorragia di conferimento-rifiuti disordinati e irriciclabili era fondamentale, pur con le reali ed ovvie defezioni pubbliche e private.

Ma il cambiamento, frutto di nuove consapevolezze, deve partire dalla testa.

Pensare, dunque.

Pensare che più si acquistano prodotti sfusi e liberi da imballaggi superflui, meno materiale sarà potenzialmente mal smaltito.

Microplastiche ubiquitarie anche per nuovi errori di smaltimento

E’ pacifico che non tutti gli sforzi, l’impegno e la fiducia degli onesti ed avveduti cittadini d’Italia vadano a buon fine.

Non tutto ciò che coscienziosamente viene separato sarà sicuramente reso innocuo e sottratto alla ri-circolazione nel Nostro Sistema-Casa (o Eco-sistema).

Non solo chi ha studiato -o semplicemente amato- le scienze naturali sa che la Natura è fondata su infliniti cicli e ricicli. Lo sanno anche tutte le persone dotate semplicemente di udito, vista, buonsenso.

I cicli naturali accolgono continuamente e ridistribuiscono con identico ritmo.

Microplastiche ed auto-sabotaggio umano

Disperdere, interrare, bruciare, sversare sono deliberati atti anti-umani.

Suicidi senza lettere d’addio.

Perchè le disfunzioni d’organo, le ipersensibilità alimentari, le malattie poligeniche “rare”, le neoplasie, le fragilità cognitivo-comportamentali non sono accidenti singoli, casuali, contingenti.

Quel prodigio naturale che è il corpo umano rappresenta una pura estensione di ciò che di “verde”, intorno a noi, respinge, resiste, si rigenera ma, sotto attacco multiplo, insensato e perenne, poi crolla.

Il germe del cambiamento risiede in quasi ogni mente e ciascuno sa, in cuor suo, cosa spostare, sottrarre, sostituire, incasellare più correttamente, per proteggere sè ed i propri cari all’avvelenamento inesorabile.

Microscopico e persistente.

Acque in bottiglia contaminate da microplastiche.

Riferimenti bibliografici

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