Inulina: il lato oscuro dell’integrazione inconsapevole

Non c’è fonte d’informazione scientifica che non abbia ripetutamente evidenziato la responsabilità del microbiota intestinale sulla salute umana. Per nutrire le famiglie batteriche che lo compongono è necessario fornire quotidianamente una dose fisiologica di fibre vegetali. La scienza ha, dunque, imparato a conoscerle via via che ha potuto isolarle. L’inulina, in particolare, è la più nota e la più integrata in prodotti alimentari industriali. Ma è sempre e solo un toccasana?

L’inulina, la fibra più amata dai salutisti

Le differenti culture alimentari hanno risposto all’allerta nutrizionale sull’impoverimento dei cibi e delle abitudini alimentari dei singoli, attraverso strategie differenti.

In Italia, terra antica e culla del “buon cibo”, vivo e verace, le campagne scolastiche e sociali non hanno mirato ad altro che ad un recupero semplice e concreto delle stesse tradizioni culinarie del ricco passato. La nostra identità alimentare, infatti, se ripulita da aiuti pre-cotti d’importazione, è maestra di bilanciamenti nutrizionali, stagionalità funzionale, nutraceutica tradizionale.

Nonostante, in tempi passati, inoltre, non si avessero conferme scientifiche tanto abbondanti ed univoche, l’igiene intestinale costante e ciclica è sempre stata praticata in ambito domestico, in ogni famiglia, in ogni regione d’Italia.

In America, negli Stati Uniti, da cui proviene la maggior parte dei consigli scientifici, invece, essendo una giovane nazione, proteiforme e sovrappopolata, le tradizioni d’origine dei diversi popoli si sono scontrate e, prevelentemente, annientate. Così, liberi da un passato che copre le spalle ma, a volte, frena lo slancio sereno verso il nuovo, la ricerca scientifica d’oltreoceano e l’industria alimentare sono diventate le nuove guide nutrizionali. La mente ed il braccio, si direbbe.

Cibi diversi, effetti diversi

Le popolazioni mondiali sono cresciute esponenzialmente. E’ vero. E questo ha indotto l’industria alimentare a garantire rapidamente, e con il massimo profitto, la copertura dei fabbisogni umani. Non vale solo per l’America.

Trascurando e banalizzando l’originarietà e la naturalezza di materie prime ed alimenti elaborati, la qualità nutritiva dei cibi cambia. Si deteriora, in realtà.

Le carenze di macro- e micro-nutrienti hanno già presentato il conto ai nostri sistemi immunitari, residenti nelle viscere: le popolazioni microbiche, infatti, hanno subìto scossoni biochimici tali da ridurre le loro collaterali funzioni difensive.

Che cos’è l’inulina?

Piante e frutti sono concentrati di sostanze chimiche, naturalmente ben bilanciate per le loro dinamiche metaboliche, a cui i nostri sistemi enziamatici si sono lentamente, per secoli, adattati, fino a risultare finemente regolati da quei rapporti molecolari che ingoiamo per vivere.

Ma le funzioni che quei composti, racchiusi nella vegetazione commestibile, hanno sul nostro organismo è grandemente dovuto al contesto molecolare in cui si trovano immersi, nella matrice originale. L’estrapolazione, la purificazione da altre molecole abbinate, l’isolamento di una singola tessera del puzzle fito-molecolare, promuoverà effetti finali diversi sul nostro metabolismo, rispetto alle intenzioni naturali d’origine.

Ogni alimento di origine vegetale è composto da:

  • macro-nutrienti (proteine, grassi e carboidrati),
  • micro-nutrienti (vitamine, minerali, oligoelementi)
  • fibre

Le fibre sono la sostanza tangibile, con cui familiarizziamo, tastando frutta e verdura già sui banchi del mercato.

La fibra, quindi la polpa, si può funzionalmente distinguere in due categorie:

  • fibra solubile
  • fibra insolubile

Solubile in cosa? Solubile in acqua, il “solvente universale”. Le solubili, in acqua creano una maglia gelatinosa: tra queste spicca l’inulina che, insieme a frutto-oligosaccaridi (FOS), beta-glucani, mucillagini, pectine, riduce l’assorbimento cellulare di colesterolo LDL. Tali fibre cadenzano e migliorano, inoltre, l’assorbimento intestinale degli zuccheri e dei grassi, lubrificano l’alvo ed addolciscono l’evacuazione.

Ne sono fonti naturali legumi, avena integrale, orzo mondo, mandorle, sesamo, melanzane, carciofi, cicoria, mela con buccia, prugne, pesche, banane e molte altre.

Le fonti si inulina sono molte, ma nessuna, con il normale cosumo, rischia di indurre sovradosaggio.

Le insolubili, solide e stoppose, sono quelle strutture insolvibili, come la cellulosa, l’emi-cellulosa e la lignina, presenti in tronchi, foglie, bucce. Queste, pur insolubili, assorbono molta acqua a livello intestinale e, rigonfiandosi, aumentano le dimensioni della massa fecale, accelerando il transito intestinale.

Le fibre solubili come l'inulina hanno funzioni e struttura diverse dalle fibre insolubili.

Inulina naturale ed inulina di sintesi

L’inulina si trova, dunque in molti alimenti vegetali ma la pigrizia nella preparazione dei pasti e la diseducazione del gusto degli ultimi decenni, ce ne privano completamente. Per questo, e sulla scorta delle raccomandazioni scientifiche, l’industria alimentare più all’avanguardia sopperisce con una integrazione estesa a molti prodotti confezionati: biscotti, pasta, prodotti lattiero-caseari. Anche perchè, a dirla tutta, inulina e frutto-oligosaccaridi hanno un lieve potere dolcificante, senza apportare un proprio carico calorico.

Ma se già l’estrapolazione di un composto naturale dal suo fito-complesso ne cambia sensibilmente identità e destinazione d’uso, l’inulina di sintesi che avrà ancora in comune con la fermentabile fibra per Bifidobatteri, da cui ottenere acidi grassi a catena corta? Sono questi acidi grassi che nutrono le cellule della barriera intestinale, esercitando un enorme effetto anti-mutageno ed anti-cancerogeno.

Tutti i nutrienti sono utili ma nessuno senza limite

Uno dei sottovalutati “contro” dell’assunzione costante e sopra-soglia di inulina è quello di sviluppare sintomi enterici da intolleranza: crampi, gonfiori e frequenti evacuazioni.

Ormai, l’inulina, è anche un integratore in polvere, il cui dosaggio consigliato è di 5-10 g al giorno. Nella normale alimentazione si assumono già dai 3 ai 10 g di inulina al giorno, in base alla quantità di frutta e verdura consumata. In genere, dunque, un’integrazione è sconsigliata visto che sopra i 10 g al giorno potrebbero presentarsi i problemi intestinali di cui sopra.

Poichè nessun alimento sarà mai in grado di determinare il sovradosaggio di inulina del corrispettivo additivo, J. van Loo e colleghi, ritengono che, a breve, saranno rivisti i limiti di concentrazione per l’inulina di sintesi.


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