Candida auris: il fungo che toglie la vista

Funghi. Buffi e gentili ombrellini nell’immaginario infantile. Macchine biochimiche inesorabili, contorte e misteriose, nella realtà microbiologica. La drammatica quanto secretata diffusione di una sottospecie letale, come la Candida auris, sta dimostrando tutta la nostra vulnerabilità biologica.

Candida, una volta Monilia

Il genere Monilia descrive un ordine di funghi con prolungamenti molto estesi e ramificati (ife) che si dipartono dal corpo principale, al fine di diffondersi nell’ambiente a distanze più estese possibili. Le famigerate spore fungine (semi riproduttivi quasi incontrollabili), invece, qui, sono dei conidi. Esse formano catenelle da cui deriva il nome latino scientifico del genere (“monile”, cioè “collana”).

La candidosi classica è un’infezione causa da Candida sp. albicans che può produrre lesioni muco-cutanee in svariati distretti corporei: pelle, mucosa vaginale, cavo orale, esofago, etc. Si tratta di un microrganismo commensale, cioè abitualmente integrato nel mosaico di popolazioni residenti, riscontrabile, di solito sia sulla cute che nell’intestino.

Tuttavia, le infezioni vaginali più ostinate e recidivanti sono, spesso, dovute ad altre specie di Candida, ovvero C. glabrata e C. krusei, decisamente più resistenti ai farmaci antimicotici.

La candidosi a livello esofageo è, invece, una particolare infezione opportunistica, che cioè fiorisce in concomitanza con altre infezioni in corso. Altre volte emerge per generale carenza di difese immunitarie (neutropenia, in particolare). La sede esofagea è d’elezione per effettuare diagnosi di HIV.

Candida auris e panoftalmite: caso clinico e studio

Candida auris è un fungo patogeno, il cui nome latino “auris” cioè “orecchio” indica banalmente il primo sito di isolamento: fu individuato in materiale organico del condotto uditivo di un paziente giapponese nel 2009. Eppure, studi retrospettivi di identificazione di stipiti fungini, catalogati in ceppo-teche, hanno rintracciato il patogeno già nel 1996, in Corea.

Considerato un patogeno emergente, la Candida auris colpisce di solito soggetti defedati ed immunodepressi, in ambienti nosocomiali, dal Canada al Kuwait, dalla Norvegia alla Spagna.

Il Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta ha analizzato geneticamente gli stipiti fungini provenienti dai 4 angoli del globo, scoprendo una sostanziale differenziazione dei codici genetici. Questo dato sorprendente non può che suggerire, quindi, uno sviluppo ed una diffusione contemporanea ma indipendente l’uno dall’altro.

L’epidemia mondiale semi-segreta di Candida auris

E’ dal 2013 che gli Stati Uniti stanno fronteggiando la minaccia micotica, migrata dal Giappone verso il continente americano, registrando, putroppo, una preoccupante resistenza del ceppo ai classici farmaci anticotici. Fluconazolo, amfotericina B e l’ulima frontiera della chimica anti-fungina cioè l’echinocandine, raccolgono, ormai, solo pochi successi.

Dall’aprile 2015 al luglio 2016, invece, l’epidemia mortale si è estesa anche all’Europa con il focolaio sorto nel Centro Specialistico di Chirurgia Cardio-Toracica di Londra.

 La diffusione mondiale del fungo Candida auris è una emergenza tenuta ancora molto nascosta.

Oltre alla resistenza, la Candida auris mostra, inoltre, una strabiliante efficacia di diffusione ambientale. Nelle stanze in cui hanno soggiornato i soggetti infettati, il microrganismo era rilevabile su ogni suppellettile o attrezzatura ospedaliera.

Il caso clinico che conferma l’opportunismo del fungo

L’ultimo studio riguardante la Candida auris è scaturito dall’indagine guidata da Vinayak Sheroy e colleghi del Lenox Hill Hospital, New York City, su un soggetto adulto di 30 anni. Il giovane paziente presentava perdita della vista all’occhio destro. Da analisi ulteriori è emersa affezione da HIV e, successivamente, positività alla sifilide.

Molti giorni prima della manifestazione conclamata, il soggetto ha riscontrato affaticamento generale, irritazione all’occhio destro e la comparsa di un punto cieco al centro del proprio campo visivo. L’uomo, al momento del ricovero, era tachicardico ma privo di febbre. I clinici, ad esame obiettivo, hanno riscontrato gonfiore peri-orbitale, protrusione e sporgenza di entrambi i bulbi oculari e perdite purulente dall’occhio colpito.

Candida auris ad esami colturali non è facilemte distinguibile dalle altre specie meno virulente.

I primi esami colturali su sangue ed urine furono negativi per crescite batteriche, pur riscontrando una bassa concentrazione di cellule immunitarie (Linfociti T helper CD4), tipica dell’azione virale specifica da HIV. La TAC, inoltre, rilevò subito infezione dei tessuti orbitali.

Il soggetto è stato sottoposto a terapia antibiotica intra-vitreale e ad iniezioni antimicotiche, insieme a terapie endovenose, antibiotiche, antivirali e antimicotiche. Colture di materiale proveniente dal corpo vitreo dell’occhio infetto rilevarono compresenza di Pseudomonas aeruginosa ed altre forme fungine (Candida auris). Era inoltre già in corso disseminazione fungina in tutto il corpo.

Pur migliorato in trattamento, il paziente fu perso nel follow-up, a conferma del decorso fulminante della panoftalmite da Candida auris in soggetti immuno-depressi.

Panoftalmite da candidosi e pardita della vista

La Panoftalmite è, dunque la suppurazione del bulbo oculare, con infezione purulenta (pus). Ha un decorso grave con dolori, arrossamenti, gonfiore della congiuntiva e del connettivo dell’orbita. Vi si somma lo stato febbrile. Formatosi il pus, questo si fa strada all’esterno e, dopo scarico abbondante, per giorni, cessa e cede il passo all’atrofia del bulbo oculare. La perdita della vista è definitiva.

Controffensive passive in attesa di nuove armi

I fattori di rischio, individuati fino adesso, sono riconducibili a:

  • impiego di antibiotici ed antimicotici ad ampio spettro,
  • interventi chirurgici,
  • cateteri venosi.

Le fasce di popolazione più esposte alla letale infezione sono, oltre agli immuno-depressi, anziani e neonati. Purtroppo è ancora alto il richio di mancato riconoscimento del ceppo letale dagli altri meno aggressivi, per la loro stretta somiglianza morfologica. Tuttavia, Thomas Frieden, direttore della CDC, annuncia la creazione di algoritmi matematici in grado di garantire diagnosi differenziali più affidabili.

La decontaminazione personale cutanea da Candida auris è un presidio imprescindibile.

Intanto, gli esperti raccomandano fortemente misure di isolamento da contatto per i soggetti infettati, disinfezione accurata dei luoghi di degenza con detergenti a base di cloro e vapori di perossido di idrogeno. Per la decontaminazione cutanea degli operatori sanitari, invece, si prescrive l’impiego di presidi a base di clorexidina.


Riferimenti bibliografici

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