I filtri solari assorbiti dalla pelle vanno in circolo

Chi è cresciuto negli anni ’80, con il boom delle aziende cosmetiche di solari prodigiosi -francesi, inglesi, americani-, a garantire abbronzature intense e durature, ammetterà la totale remissione della propria salute dermatologica agli slogan televisivi.

Negli ultimi 20 anni, le cose sono notevolmente cambiate. Si registra, infatti, una poderosa inversione di tendenza.

Complici blogs, tutorials e la capillare informazione in rete -pur non sempre scientifica-, i nuovi consumatori hanno riassunto il controllo delle proprie scelte.

Molti acquistano online costosi prodotti altamente certificati, altri, addirittura, si cimentano nell’alchimia verde fai-da-te, per essere certi della provenienza naturale delle materie prime.

Tutto nasce dalla domanda. Anche la scienza.

La consapevolezza dei consumatori è in continua crescita e con essa anche la responsabilità avvertita dalla migliore comunità scientifica.

A scadenze regolari, infatti, gruppi scientifici forniscono adeguata informazione sugli effetti di ogni componente utilizzato dall’industria cosmetica.

Su tali presupposti di etica e coscienza fiorisce l’ultimo studio pubblicato, su JAMA Network, dal gruppo di ricerca guidato da Murali K. Matta.

L’indagine dei ricercatori si incentra sulle concentrazioni sistemiche che, alcuni componenti presenti nei filtri solari, raggiungono nella circolazione sanguigna.

Per effetti sistemici, infatti, si intendono le alterazioni indotte, dai composti sotto esame, a distanza dalla zona corporea di ingresso o di assunzione.

I filtri solari non si fermano sulla pelle ma raggiungono il circolo sanguigno.

Nel caso dei filtri solari, la pelle fa da organo d’ingresso. Gli effetti dei composti assunti per via intradermica, però, interferiscono sia con gli equilibri locali cutanei che con le reazioni fisiologiche in tutto il corpo.

I solari secondo la Food and Drugs Administration

I filtri solari prevengono danni cutanei riflettendo, assorbendo e/o disperdendo le radiazioni UV eppure sono regolamentati come prodotti da banco (OTC) negli Stati Uniti, come in Italia.

Per alcuni soggetti, i filtri solari devono poter essere applicati in abbondanti quantità più volte al giorno, ogni giorno nel corso della vita.

Sia sottoforma di creme solari nella prima infanzia, a partire dai 6 mesi di vita, sia come ingredienti di altri prodotti cosmetici.

L’applicazione cutanea può, quindi, portare all’accumulo di diversi grammi di filtro solare al giorno, anche con un uso moderato.

Benchè i prodotti solari da banco siano largamente utilizzati, poco si sa sulla esposizione sistemica a molti ingredienti attivi.

Comprendere, quindi, le dimensioni della esposizione dell’intero organismo a tali composti estranei è particolarmente importante.

Anche una bassa percentuale di assorbimento sistemico (pochi mg di ingredienti al giorno) può riflettersi in una concentrazione sanguigna piuttosto significativa.

La guida della FDA sulla valutazione tecnica dei solari

La guida redatta dalla Food and Drug Administration (FDA), intitolata “Guida per l’Industria: dati di efficacia e sicurezza sui prodotti solari farmacologici non prescrivibili“, raccomanda una valutazione dell’assorbimento sistemico degli ingredienti dei filtri solari.

Si suggerisce una prova d’uso massimale ed una valutazione della sicurezza non clinica, incluso cancerogenicità dermatologica e tossicità embrionale.

La guida sui filtri solari della FDA sostiene che studi tossicologici non clinici (per esempio sulla cancerogenicità sistemica e studi aggiuntivi su sviluppo e riproduzione) possano essere evitati in alcuni casi.

Nello specifico, si può sorvolare su approfondimenti tossicologici se i risultati di test sull’uomo, per vagliare l’uso massimale di un prodotto solare, mostrano un valore stazionario nel sangue inferiore allo 0.5 ng/mL.

Si può inoltre, soprassedere dall’effettuare altre analisi se la valutazione tossicologica non rilevi alcun potenziale interesse sanitario, per il prodotto in questione.

I principi attivi dei filtri solari che raggiungono il circolo sanguigno

L’obiettivo di questo studio è stato determinare i livelli della esposizione sistemica ad alcuni ingredienti attivi, quali avobenzone, oxibenzone, octocrylene ed ecamsule, presenti in 4 prodotti solari disponibili in commercio.

Le prove sperimentali hanno vagliato differenti formulazioni, in condizioni di utilizzo massimali.

Matta e colleghi hanno coinvolto 24 volontari sani in una prova randomizzata su 4 formulazioni solari commerciali: 2 spray, una lozione ed una crema.

I filtri solari contengono agenti chimici non inerti.

Il principale risultato è stato un livello ematico molto elevato di avobenzone.

I risultati secondari più importanti sono consistiti, invece, in concentrazioni massimali nel plasma di 3 additivi attivi: oxybenzone, octocrylene ed ecamsule.

Metodo sperimentale di analisi sugli additivi dei solari

I filtri solari sono stati applicati con il seguente schema sperimentale: 2 mg di filtro solare ogni cm2 per il 75% della superficie corporea, 4 volte al giorno, per 4 giorni.

I ricercatori hanno, inoltre, raccolto 30 campioni di sangue per oltre 7 giorni da ciacun soggetto.

Lo studio è stato condotto al chiuso, senza esposizione al calore, in assenza di luce solare ed umidità.

Inoltre, i ricercatori non hanno programmato la verifica dei differenti assorbimenti in base al tipo di formulazione solare, al tipo di pelle, all’età degli utilizzatori.

La soglia di rischio tossicologico per i principi attivi dei solari

I ricercatori hanno scoperto che il giorno-1, dopo 4 applicazioni, 23 dei 24 soggetti avevano concentrazioni sistemiche superiori di 0.5 ng/mL, per tutti gli ingredienti attivi delle formulazioni applicate.

Questo valore rappresenta, quindi, la Soglia di Rischio Tossicologico (TTC) che l’FDA ha adottato per approssimare il più alto livello plasmatico.

Al di sotto di tale valore-soglia, il rischio cancerogenico di ogni composto sconosciuto sarebbe minore di 1 su 100.000, dopo una singola dose.

I livelli ematici registrati sono superiori a 0.5 ng/mL e si raggiungono rapidamente: 6 ore dopo la prima applicazione per avobenzone, 2 ore dopo l’applicazione per oxybenzone e 6 ore dopo l’applicazione per octocrylene.

Oxybenzone. Una vecchia conoscenza

L’oxybenzone, insieme ad altri ingredienti attivi dei filtri solari, come l’octocrylene, è stato riscontrato raggiungere anche il latte materno umano.

I filtri solari raggiungono anche il liquido amniotico nelle donne in gravidanza.

Inoltre, l’oxybenzone è stato scoperto anche in liquido amniotico ed urina.

Addirittura, alcuni studi in letteratura hanno già sollevato la questione della possibile interferenza dell’oxybenzone con l’attività endocrina umana.

Secondo gli autori, Murali K. Matta e colleghi, saranno tuttavia necessari ulteriori indagini sperimentali sui reali e compositi effetti di tali concentrazioni ematiche dei filtri solari.

Si tratta infatti di uno studio preliminare che, però, apre la strada ad un doveroso ed urgente sguardo d’insieme sui prodotti che assumiamo attraverso la nostra pelle.


Riferimenti bibliografici

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