Lo sport ai tempi del Corona

La lucida impermeabilità alle fobie da contagio deve radicarsi su dati sperimentali reali, per quanto in continuo aggiornamento, così da conservare una reale serenità in ogni azione quotidiana. Sport incluso. Quanti, pur non volendo cedere all’allarmismo sovraeccitato da informazioni mediatiche continue, hanno però disertato, negli ultimi tempi, palestre, piscine, spogliatoi di impianti sportivi? Come se questa simulazione bisettimanale di una vita attiva fosse poi un comportamento voluttuario. Ed invece lo sport e le altre discipline psicomotorie (yoga, pilates, arti marziali) sono il tassello trascurato nel puzzle di una salute quotidianamente rincorsa con diete, integratori, trattamenti estetici. Le pratiche neuro-muscolari sono il più concreto strumento difensivo, in tempo di pace come in quello di guerra psicologica.

Lo sport rischia di pagare lo scotto di paura e confusione in tempi di epidemia da Coronavirus.
Rinunciare al proprio sport, su consiglio di un buonsenso poco informato, può nuocere alla nostra salute organica e distruggere la nostra autostima da impavidi.

Identità patogenetica del Coronavirus 2019-nCoV

Il nuovo ceppo di Coronavirus, detto novel-Coronavirus o 2019-nCoV, è stato isolato nei bassi tratti respiratori di pazienti affetti da questa severa polmonite, prima a Wuhan e poi in Italia, con lievi differenze genetiche. Nota è invece l’omologia genetica, pari all’85%, del ceppo 2019-nCoV con la ben nota variante SARSr-CoV.

Il nuovo ceppo si riscontra nelle cellule epiteliali delle vie respiratorie dopo 96 ore dal contagio. Il periodo di latenza, detto comunemente incubazione, del virus prima che nell’ospite si manifestino i sintomi respiratori e febbrili è pari a 3-7 giorni. Il massimo si è attestato su 14 giorni. Purtroppo, contrariamente al SARSr-CoV, il nuovo ceppo è trasmissibile anche prima della manifestazione conclamata nel portatore. I portatori temporaneamente sani, infatti, sono uno dei caratteri più preoccupanti di questa imprevista epidemia dei nostri tempi.

Umana suscettibilità: età ed individualità

Nonostante tutta la popolazione umana sia inevitabilmente prona alla conquista da parte di virus specializzati, gli anziani ed i soggetti affetti da patologie croniche sono sempre gli anelli deboli della specie. Nei bambini e neonati, invece, come nei soggetti adulti sani, i sintomi, pur inequivocabilmente severi, sono meno aggressivi e con esiti non mortali.

L’attuale mancanza di serenità nel mondo scientifico, che ancora studia la formulazione di un vaccino, lascia tutti col fiato sospeso ed il cuore pesante. Solo un simile punto d’arrivo biochimico archivierebbe l’epidemia, il panico da inaccettabile impermanenza ed ogni sacro terrore, come il ricordo di un incubo sconfitto.

Finora, le raccomandazioni principali recepite dalla massa confusa e spaventata sembrano solo una raccolta di vecchi consigli. La regolare detersione delle mani prima di farne uso sul proprio corpo, il contenimento dei colpi di tosse e degli starnuti, suonano più come norme di un galateo lasciato ingiallire, nella sciatteria dei comportamenti quotidiani. Eppure, in attesa di armi biomolecolari, una resistenza passiva che faccia guadagnare tempo a tutti ha bisogno proprio di tali semplici forme di salvaguardia.

Coronavirus: infezione per via aerea e per contatto

La principale trasmissione dell’2019-nCoV si realizza da uomo a uomo per via aerea. Come ogni virus influenzale che si rispetti, il contagio avviene attraverso l’inalazione di microgocce di saliva infetta in sospensione nell’aria. La liberazione di questo nefasto ed invisibile aerosol di germi proviene da starnuti ed è noto come flugge. Le microgocce infette restano, poi, nell’aria per ore, proiettate fino a 6 metri di distanza, dallo sgraziato comportamento del soggetto infetto. Le gocciolline liquide emesse, invece, con colpi di tosse e conversazioni a stretto contatto, risultando di calibro maggiore, precipitano rapidamente al suolo o su altre superfici.

Così, come una sequenza viziosa ed impercettibile, tutto ciò che ci circonda può rapidamente contaminarsi con forme virali attive, in attesa di penetrare nell’ospite più prossimo o distratto. La via di infezione da contatto è uno spauracchio che non riusciamo ad imbavagliare con mascherine e che spinge anche i meno profani ad accanirsi sulla propria pelle con prodotti disinfettanti di varia aggressività.

Sport e superfici da contatto

La trasmissione per contatto consiste nell’introduzione dell’agente patogeno nel nostro organismo attraverso le recettive mucose di occhi, naso e bocca. Si aggiungano anche ferite ed escoriazioni cutenee non protette. Per questo ed in vista di questo è necessario ridurre le opportunità di contagio, detergendo con cura la pelle delle mani (o piedi o viso o braccia, a seconda dello sport praticato). Con cosa? Con detergenti specifici, ma anche con saponi semplici ed acqua calda. Questa resta la migliore risposta all’attuale incertezza clinica.

Con la stessa cura e scrupolosità logica, le superfici solide di cui ci serviamo in casa ed in ambienti pubblici devono essere sottoposte a sanificazioni ordinarie e straordinarie. I presidi biocidi più efficaci sono perossido d’idrogeno (H2O2 “acqua ossigenata”), soluzioni alcoliche, ipoclorito di sodio (‎NaClO componente della “varechina” o “candeggina”) e cloruro di benzalconio (C19H34ClN miscela di sali di ammonio).

Biocidi e disinfettanti antivirali

L’ipoclorito di sodio è applicato nelle piscine per la disinfezione e l’ossidazione delle popolazioni microbiche dell’acqua. Presenta il vantaggio per il quale i microrganismi non possono sviluppare alcuna forma di resistenza. Inoltre, l’acido ipocloroso che deriva dalla reazione dell’idrossido di sodio con il cloro gassoso, in acqua forma il cosiddetto “cloro attivo”.

Il cloruro di benzalconio, invece, è una miscela di cloruri di quaternario benzil dimetil alchilammonio ed è un tensioattivo ed un antisettico utilizzato per prevenire la crescita microbica. Fa parte della composizione di prodotti sanitari e di quelli per l’igiene personale. Le soluzioni di cloruro di benzalconio per uso ospedaliero tendono ad essere neutre, rispetto a quelle classicamente alcaline (ammoniaca). Viene anche aggiunto ai farmaci come conservante per contenitori a dose multipla.

Persistenza ambientale dei Coronavirus

A seconda del tipo di superficie, i virus possono restare attivi da 2 ore fino a 9 giorni a temperatura ambiente. Temperature più elevate, invece, intorno ai 30-40°C riducono la durata della persistenza ambientale dei Coronavirus. A 4°C, invece, la resistenza su suppellettili e superfici varie sale fino a 28 giorni.

Le sostanze in grado di inattivare la virulenza dei ceppi microbici in circolazione, possono ridurla fino a 4 log10 volte o anche più. Le seguenti percentuali di concentrazione chimica sono quelle più efficaci:

  • Etanolo al 78-95%
  • 2-Propanolo al 70-100%
  • 2-Propanolo al 45% + 1-Propanolo al 30%
  • Glutaraldeide allo 0.5-2.5%
  • Formaldeide allo 0.7-1%
  • Povidone iodio allo 0.23-7.5%
  • Ipoclorito di sodio in concentrazione minima dello 0.21%
  • Perossido di idrogeno allo 0.5% ed incubazione di 1 minuto almeno.
I luoghi adibiti a centri per lo sport devono essere disinfettati con regolarità, per consentire all'utenza una frequentazione quanto più possibile serena.
Se si volesse mettere a frutto l’enorme energia mobilizzata dalla preoccupazione costante di finire vittime del contagio da Coronavirus 2019-nCoV, si potrebbe richiedere espressamente la dovuta disinfezione ambientale secondo le vigenti normative di igiene per gli esercizi pubblici, in cui si pratichi sport.

Norme e scrupolo possono salvare lo sport

Suppellettili, attrezzi ed accessori per pratiche ginniche di ogni tipo dovrebbero da sempre subire regolare disinfezione, per ridurre al minimo la trasmissione di forme micotiche e virali. Se si considera che i Coronavirus umani, a temperatura ambiente, restano attivi sulle superfici inerti fino a 9 giorni dalla deposizione invisibile ed involontaria, una quotidiana prassi igienica è l’unica arma efficace contro la pandemia.

I tempi di trasmissione del nuovo Coronanavirus non sono ancora noti ma, rifacendoci ai dati acquisiti per i virus influenzali di tipo A, il contatto di 5 secondi con superfici contaminate trasferisce sulle nostre mani (e sulla nostra pelle in vari distretti corporei) il 31.6% della carica microbica presente su tali superfici.

Qualora il contatto sportivo sia, in realtà, un’immersione in un mezzo liquido, l’elevata frequenza comune potrebbe a buon merito conferirgli il titolo di enorme “brodo di coltura” microbiologico. Tuttavia, al di là della celia, è bene ricordare l’esistenza di stringenti norme UNI10637 e modifiche seguenti. Le piscine pubbliche o private aperte al pubblico (categoria A1 ed A2) sono tenute, infatti, a rispettare i requisiti richiesti per la qualità dell’acqua nonchè per i sistemi di filtrazione e sanificazione, costantemente.

Sta, dunque, nella scrupolosa e responsabile applicazione dei protocolli igienico-sanitari, la nostra salvaguardia da Coronavirus di ogni ordine e variante genetica. Il nostro diritto di chiederne conto è, in fondo, anche un nostro comune dovere.

Riferimenti bibliografici

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