Nati prematuri: attente al microbiota vaginale

Donne con rischio di parto pre-termine presentano, di solito, contrazioni, dilatazione della cervice e/o prematura rottura pre-termine della placenta (abruptio placentae). I nati prematuri cominciano la propria vita in salita.

Uno studio appena pubblicato su Nature apre nuovi scenari sulla identificazione, ceppo per ceppo, del microbiota cervico-vaginale.

Alcune associazione batteriche nel microbiota genitale risultano in grado di condizionare l’esito della gestazione, del parto e della futura vita neonatale.

Parto pre-termine e nati prematuri: un tormento silenzioso

Il parto pre-termine (acronimo PTB), definito come la nascita prima del completamento delle 37 settimane di gestazione, rappresenta la principale causa di morte in neonati e bambini sotto i 5 anni.

Ogni anno, nel mondo, 1.1 milioni di bambini muoiono in conseguenza della loro prematurità.

In Italia, i nati pre-termine sono il 10%.
Le problematiche di tipo respiratorio si manifestano nel 42% dei neonati pre-termine, fra queste la sindrome da distress respiratorio è quella più frequente.

Subito dopo, la pervietà del dotto arterioso e la sepsi neonatale.

I bambini prematuri sono soggetti a un rischio maggiore di sepsi ad esordio precoce o tardivo rispetto a quelli nati a termine.

Il parto prematuro comporta ridotte dimensioni corporee dei neonati.

La causa è l’immaturità del loro sistema immunitario.

I nati prematuri sono privi di anticorpi contro batteri specifici.

Gli anticorpi non attraversano la barriera placentare (passando dal sangue materno a quello fetale) prima delle ultime settimane di gravidanza.

I neonati di età gestazionale inferiore alle 37 settimane, pur rappresentando una popolazione numericamente piccola, costituiscono più del 50% delle morti in epoca neonatale e a circa il 40% di quella infantile.

Complicanze future per i nati prematuri

Secondo quanto emerge da analisi dei dati del Neonatal Network della SIN, Società Italiana di Neonatologia, in occasione del XXIV Congresso Nazionale tenutosi a Roma, questi neonati presentano inoltre un elevato rischio di esiti gravi a distanza di tempo.

Disfunzioni neurosensoriali, cognitive, respiratorie, sono solo alcune delle complicanze, spesso sottostimate, che richiedono un importante impiego di risorse da parte del Sistema Sanitario Nazionale sia durante la degenza ospedaliera sia dopo dimissione.

Ma prima di tutto, il carico emotivo più gravoso ricade sulle famiglie e sulle neo-mamme che iniziano un lungo e faticoso cammino di attesa e di lotta per le proprie creature.

Protocolli preventivi ginecologici in gestazione

Attualmente, gli approcci clinici, atti ad identificare e a ridurre il rischio di parto pre-termine, includono lo screening della ridotta lunghezza della cervice uterina, in tutte le donne, con priorità sui soggetti a rischio.

La lunghezza della cervice uterina al termine della gravidanza ha un valore moderato nel predire la comparsa del travaglio.

Questo secondo le conclusioni di uno studio pubblicato su Bjog e coordinato da Vincenzo Berghella, direttore del Maternal Fetal Medicine al Thomas Jefferson University Hospital e professore di ostetricia e ginecologia al Sidney Kimmel Medical College della Thomas Jefferson University.

«La possibilità di prevedere la data del parto è una questione spesso sollevata dalle gestanti nel tentativo di conciliare al meglio l’evento con i propri impegni familiari e lavorativi» .

Prof. Vincenzo Berghella

Gli autori dello studio, così, sottolineano che il ginecologo ha in realtà pochi mezzi a disposizione per prevedere in maniera attendibile quando una donna a termine partorirà.

Ugualmente limitate sono, fino ad ora, le strategie preventive sul verificarsi di un parto pre-termine.

Il progesterone. Attuale gestione ormonale del rischio di parto pre-termine

Prassi consolidata è la somministrazione di 17-alfa-idrossiprogesterone caproato.

Il progesterone viene prescritto in numerose indicazioni terapeutiche: disordini mestruali, supporto nella fase luteale, minaccia di aborto, parto gemellare.

Nella pratica clinica il progesterone può essere somministrato per via intra-muscolare, orale, vaginale.

La somministrazione del progesterone può ridurre il rischio di parto pre-termine grazie all'effetto mio-rilassante sulle pareti uterine.
La somministrazione del progesterone può ridurre il rischio di parto pre-termine grazie all’effetto mio-rilassante sulle pareti uterine.

La somministrazione intra-muscolare, tuttavia è la forma farmaceutica storicamente più efficace, ma iniezioni ripetute possono determinare reazioni infiammatorie severe, ascessi sterili, dolore.

Nel 1956 è stato brevettato da Kaspar e colleghi il 17-alfa-idrossiprogesterone caproato, ottenendo ottimi risultati quanto ad efficacia e durevolezza d’azione.

La sua funzione fisiologica è preparare la mucosa uterina all’mpianto dell’ovulo fecondato, bloccando, contemporaneamente ulteriore ovulazione.

Ma tali classiche strategie hanno, in alcuni casi, una efficacia limitata.
Solo il 9% di tutti i soggetti a rischio hanno una storia pregressa di cervice corta in media gravidanza, a fare da campanello d’allarme.

Nuovo approccio microbiologico nella gestione del rischio di parto pre-termine

I ricercatori del Maternal and Child Health Research Center, Università della Pennsylavania, guidati da Michal A. Elovitz hanno condotto uno studio di coorte su 107 fenotipi femminili PTB e 432 fenotipi con storia di parto a termine.

Usando un innovativo modello statistico bayesiano, il gruppo di ricerca ha determinato non solo le specie batteriche più frequenti nel microbiota cervico-vaginale di donne con rischio di PTB, ma anche le peggiori associazioni microbiche.

E’ risaputo che in natura, pressocchè ogni organismo tende a creare interazioni proficue per sè, meno per gli altri esseri circostanti od ospiti.

Peggiori associazioni microbiche legate a parto pre-termine

I ceppi Mobiluncus curtisii/mulieris sono stati identificati in abbondanza nel microbiota di donne con diversi parti alle spalle e costante rischio di pre-termine.

Inoltre, in associazione con il recentemente identificato Megeeibacillus indolicus (un batterio anaerobio), tali specie microbiche sono stati riscontrati nel microbiota del 60% dei soggetti in studio.

Nelle nullipare, cioè in donne ancora prive di figli, i ceppi associati a configurare un elevato rischio di parto pre-termine sono il genere Megasphaera insieme al genere Atopobium e Sneathia sanguinegens.

Sono 7, in totale, i ceppi che nessuna futura mamma vorrebbe associati nella propria flora cervico-vaginale: Mobiluncus (spp. curtisii/mulieris), Sneathia (spp. sanguinegens), Lactobacillus crispatus, Lactobacillus gasseri, Lactobacillus iners, Atopobium e Megasphaera.

Come un faro nella nebbia

Un’ottima notizia emerge, tuttavia, da questo prezioso lavoro di ricerca.

Esiste un ceppo batterico che può ridurre di molto il rischio di parto pre-termine, al di là del profilo immunologico delle future mamme, pure scrupolosamente valutato in questo studio.

Si ritiene che un solo Lactobacillus, il Lactobacillus jensenii, sia associato ad esiti riproduttivi e di salute generale molto positivi.

In tale studio si è esplorato il potenziale ruolo modulatorio da parte del Lb. jensenii sul rischio di PTB, in presenza contemporanea del ceppo nocivo Mobiluncus (spp. curtsii/mulieris).

Il rischio associato a M. curtsii/mulieris resta invariato e rimane alto quando l’abbondanza relativa del Lb. jensenii si abbia solo nel tardo terzo trimestre.

La miglior difesa da ceppi favorenti la prematurità, invece, si ottiene se il Lb. jensenii risulta presente nel microbiota vaginale già dal secondo trimestre.

Un tale risultato supporta il ruolo benefico del Lactobacillus spp. quindi anche in presenza di ceppi batterici associati a rischio di PTB.

Nuovi strumenti d’intervento contro il parto pre-termine

La ricerca ginecologica si sta muovendo verso un mirato ricambio del microbiota cervico-vaginale, in seguito ad accertamento microbiologico sul tratto genitale delle gestanti.

Una prima opzione, valutata dai diversi gruppi di ricerca che stanno collaborando, potrebbe rivelarsi l’applicazione di ovuli vaginali di specifici ceppi probiotici.

La composizione perfettamente bilanciata di tali ovuli, potrebbe incrementare selettivamente le popolazioni microbiche più favorevoli al buon esito della gestazione e del parto.

Intanto ognuna abbia cura del proprio ecosistema genitale

L’ecosistema vaginale viene da anni studiato e citato come la chiave di volta per la cura e l’eradicazione definitiva di disturbi infettivi e infammatori delle stesse vie genito-urinarie (vaginiti, cistiti, candidosi).

Oggi, anche grazie a studi illuminanti come quello citato in questo articolo, l’identità funzionale del complesso microbiologico che ospitiamo nelle vie genitali è più chiara.

Il microbiota cervico-vaginale stilizzato graficamente.

Il microbiota cervico-vaginale reclama un posto di prim’ordine nella modulazione di svariate attività fisiologiche vitali. Non solo nella sede anatomica in cui si trova.

Igiene. Manutenzione esterna ordinaria e straordinaria

La rimozione periodica di eccessive proliferazioni microbiche nell’area vaginale, mediante l’uso di detergenti, dovrebbe limitarsi a due soli appuntamenti quotidiani: al risveglio e la sera prima di andare a dormire.

I detergenti scelti, per quanto delicati possano essere dichiarati, spostano di fatto il pH delle mucose verso valori alcalini (opposti alla acidità); tali valori devono essere transitori, dal momento che l’acidità fisiologica di quell’area è proprio la sua prima difesa dalle più banali aggressioni esterne.

Se proprio si avvertisse più spesso il bisogno di “freschezza” (dopo lo sport, in caso di mestruazioni ecc), meglio usare solo acqua.

Salviette intime senz’acqua

Ancora più saltuariamente, solo per emergenza, è ammissibile anche l’uso di salviettine senz’acqua specifiche per l’igiene intima, morbide e a base di sostanze compatibili col pH vaginale (con acido lattico) o lenitive (con estratto di camomilla o aloe).

Durante le mestruazioni, per una disinfezione più profonda, si può utilizzare un detergente con un pH più acido. Eccezion fatta per donne bionde, rosse o con carnagione molto chiara: essendo più sensibili e delicate dovrebbero scegliere sempre prodotti con una acidità inferiore (pH 4,5-5) e con azione idratante, per evitare irritazioni al vestibolo vaginale.

Dopo un rapporto sessuale è sempre opportuno detergersi con sostanze a pH fisiologico, arricchite con vere essenze naturali lenitive e calmanti.

Lavande vaginali

Le lavande non sono necessarie e aumentano il rischio di introdurre in vagina eventuali batteri dannosi situati sulla superficie della cannula.

Un tale intervento invasivo minaccia anche di impoverire la flora naturale agevolando, tra l’altro, possibili infezioni trasmesse dal partner o aggravando un’eventuale infezione già in corso.

Le soluzioni vaginali a base di benzidamina sono utili contro le infiammazioni, mentre quelle disinfettanti con timolo, carvacrolo ed eugenolo aiutano a rendere più efficace una terapia farmacologica eventualmente in corso (ovuli, compresse per bocca o pomate).

Biancheria e suoi rivestimenti

I salvaslip andrebbero usati solo quando è indispensabile, preferendo quelli in fibra di cotone: un uso continuo può favorire infiammazioni e proliferazioni di funghi e batteri, grazie ad una minore ossigenazione locale che crea micro-condizioni di anaerobiosi.

Se si soffre di Candida albicans ricorrente, cloro e promiscuità in piscina posso risultare fatali, determinando continue ricadute

E’ inoltre opportuno indossare biancheria in cotone e bianca (per evitare coloranti chimici tessili). Esiste anche una linea di lingerie traspirante curativa in seta naturale (fibroina) trattata con un antimicrobico che combatte e previene le infezioni vaginali batteriche e micotiche.

Nutrizione. Manutenzione interna inderogabile

Come ogni organismo vivente, i Lactobacilli possiedono esigenze metaboliche ed ambientali.

L’ambiente o habitat deve fornire loro condizioni vitali favorevoli ma anche fonti di approvigionamento di sostanze nutrienti. Non guasta anche un po’ di buona compagnia, purchè abbia coerenti obiettivi metabolici.

I prodotti alimentari, le bevande alcoliche, analicoliche o naturali, il fumo, l’attività fisica regolare, le ore dedicate al sonno, costruiscono l’habitat dei Lactobacilli (come di tutte le altre specie batteriche, virali o fungine) che ospitiamo.

Le fibre vegetali contenute nelle piante e nei loro fiori o frutti o semi, commestibili, rappresentano le fonti nutrizionali certe nell’habitat che allestiamo quotidianamente per i batteri che vogliamo “allevare”.

Stilizzazione artistica del micr-habitat vaginale che può evitare il parto pre-termine.

I fagioli, i piselli, le fave, i ceci, le lenticchie, le cicerchie, l’avena, le carote, le patate, le cipolle, i broccoli sono tutte ottime fonti di fibre solubili. Altre sono la frutta fresca, come mele, agrumi, pere, pesche, prugne e susine.

E ancora cibi ricchi di inulina, un oligosaccaride che fa aumentare la quantità dei microrganismi salvifici a discapito di quelli nocivi. Si trova in aglio, cipolla, asparagi, porri, cicoria, carciofi, ecc.

Associazioni microbiche di proto-cooperazione

Ed infine, indispensabile è una buona compagnia per proliferare e colononizzare benevolmente la nostra zona pelvica.

Il sinergismo tra ceppi batterici è una interazione vantaggiosa per tutte le specie coinvolte, pur senza obblighi come nella simbiosi.

I prodotti da forno integrali, biologici certificati e conteneti ceppi presenti nel lievito madre con cui sono stati impastati, sono un buon inizio.

Lo yogurt naturale (insieme ad altri prodotti fermentati famosi ed esotici come kefir, tempeh e miso) è la fonte per eccellenza di microrganismi alleati.

Ma attenzione, la maggior parte degli yogurt in commercio ha subìto processi di pastorizzazione ed edulcorazione che hanno disperso i batteri con cui essi erano stati prodotti.

Meglio sceglierne uno realmente naturale e senza zuccheri aggiunti.

Yogurt naturale, fonte di Lactobacilli utili a comporre un microbiota vaginale sano.

L’ideale è consumarlo lontano dai pasti.

I microrganismi di cui è ricco, assunti all’interno di un pasto con più portate, rallenta lo svuotamento gastrico.

Tale permanenza prolungata a contatto con i succhi gastrici distrugge le delicate cellule batteriche viventi, prima che esse raggiungano la sede da colonizzare.

Riferimenti bibliografici

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