Sale nella cute di soggetti affetti da dermatite atopica

Dal gruppo di ricerca guidato dall’immunologa Julia Matthias e colleghi, presso Technische Universität di Monaco, giungono dati che collegano l’eccesso di sale alimentare all’incremento esponenziale di dermopatie da ipersensibilità. Dematite atopica, nello specifico.

In seguito alla rilevazione di quantità superiori alla norma di cloruro di sodio (sale da cucina) nelle cellule cutanee di soggetti in dermatite atopica, i ricercatori hanno avviato indagini immunologiche sul nesso causale tra gli ioni salini e il sistema immunitario.

Età e dermatite atopica

La dermatite atopica si manifesta con due quadri sintomatologici distinti, in base all’età:

  • bambini a partire dai 6 mesi di vita
  • bambini dai 20 mesi e soggetti adulti.
Grattamento di lesione da Dermatite Atopica.
Dermatite atopica: patologia cronica cutanea.

Nei primi, si manifesta con eritema, prurito, formazione di squame e croste, che si localizzano abitualmente al viso.

Dai due anni di vita in poi, i quadri pediatrici sono simili a quelli degli adulti e comportano pelle secca, arrossamenti e aree rilevate rispetto alla pelle circostante. Tali disturbi vengono genericamente definiti nell’insieme eczema.

Alle lesioni appena descritte si possono poi sovrapporre infezioni conseguenti a danni provocati dal grattamento. Grattandosi si formano piccole abrasioni e ferite che possono raccogliere i germi presenti sotto le unghie, se queste non sono perfettamente pulite.

In un secondo momento la pelle si fa più spessa (ipercheratosi) e anche più secca, meno elastica.

Si tratta di una naturale difesa dal continuo sfregamento che tuttavia non fa che peggiorare la sensazione di prurito (la pelle secca infatti è più pruriginosa).

Inoltre, si può anche andare incontro ad iperpigmentazione: l’area cutanea colpita può diventare più scura rispetto al resto della pelle, in quanto lo sfregamento continuo attiva i melanociti (cellule produttrici del pigmento melanina, molecola “abbronzante”).

Perchè si soffre di dermatite atopica?

Tra i fattori che favoriscono la comparsa della dermatite atopica vi è la predisposizione genetica, che si esprime in alterazioni della composizione di proteine della pelle e nella modificazione della produzione di particolari citochine  (messaggeri biochimici dell’ infiammazione) da parte di linfociti T helper.

La diagnosi di dermatite atopica si basa su un’attenta valutazione dei segni e dei sintomi.

Informazioni ed esiti degli opportuni esami di laboratorio sono, inoltre, largamente indicativi in allergie ad alimenti e ad allergeni ambientali e tracciano un quadro diagnostico preciso.

Inoltre, la gravità della dermatite atopica viene misurata su apposite scale.

Una tale definizione è particolarmente importante per impostare correttamente il grado di incisività delle cure.

Il sistema immunitario è specializzato

Il sistema immunitario riceve continuamente innumerevoli inputs ai quali risponde in modo specifico e aspecifico, sia mediante reazioni acute che croniche.

Tra le sue reazioni spiccano, per frequenza ed importanza, le risposte della branca Th1 e Th2, oltre alla risposta infiammatoria.

Esistono, infatti, due tipi di risposta immunitaria linfocitaria.

La branca Th1 è orientata in senso citotossico nei confronti di virus e batteri. Ma è una risposta immunitaria infrequente, nei paesi industrializzati.

Le dinamiche ambientali e comportamentali occidentali, spingono il sistema immunitario a fornire prevalentemente una risposta Th2.

La branca Th2 è orientata in senso anticorpale ed è tipica delle malattie allergiche. È sostenuta da interleuchine (IL-4 e IL-5), proteine funzionali prodotte dal sistema immunitario.

La natura dell’agente scatenante la reazione immunitaria, detto antìgene, seleziona il tipo di risposta.

Squilibri della branca Th2 innescano conseguente iperattività allergica.

La scoperta del sale: promotore della risposta allergica

La maggior presenza di sale nella alimentazione quotidiana, sia nei bambini che negli adulti, gioca un ruolo cruciale.

La scarsa qualità della iper-informazione, genera confusione e false consapevolezze in merito.

Il cloruro di sodio induce, infatti, la maturazione dei Linfociti T a diventare della specie Th2.

Questa specializzazione orienta, quindi, l’immunità del soggetto ad una ipersensibilità allergica.

Coerentemente si è osservato, in questi soggetti di riferimento, incremento conseguente della sintesi di interleuchine IL-4 e IL-5, sempre afferenti alla branca “allergica” Th2.

Sale, flora batterica cutanea e dermatite atopica

Inoltre, dato coerente con il dosaggio cutaneo di cloruro di sodio, i ricercatori hanno rilevato sulla cute dei soggetti in dermatite atopica anche livelli elevati del batterio Staphylococcus aureus.

Lo Staphylococcus aureus, denominato in questo modo in virtù della colorazione dorata delle sue colonie, è il più virulento fra gli stafilococchi e rappresenta il più diffuso agente eziologico di infezioni che interessano la cute o i tessuti molli.

Staphylococcus aureus in coltura su agar-sangue. Si noti la mancanza di crescita batterica intorno al disco di diffusione dell'antibiotico Gentamicina.
Staphylococcus aureus in coltura su agar-sangue.

Gli stafilococchi non sono batteri esigenti dal punto di vista metabolico. Crescono nei comuni terreni di coltura e sono capaci di sopravvivere anche in presenza di una percentuale di NaCl pari al 7,5%.

Sono definiti per questo alofili in quanto tollerano alte concentrazioni di sale.

La temperatura ottimale di crescita si aggira attorno ai 25-40 °C con un optimum tra 30 e 37 °C ed un pH di sviluppo massimo tra 7,0 e 7,5.

Tale microrganismo, quindi, altamente patogeno ed amante del sale, concorrerrà di certo nell’aggravamento delle infezioni cutanee concomitanti all’atopia.

Ogni tassello di questo composito e interessante lavoro scientifico, tratteggia nuovi spunti di riflessione e di indagine

Il coinvolgimento, insieme a sale ed immunità sbilanciata, del microbiota cutaneo è quanto mai valutabile.

Trattamenti farmacologici di primo livello

L’idratazione della pelle, cioè il suo contenuto di acqua, è uno degli obiettivi principali dei trattamenti della dermatite atopica e si realizza mediante prodotti specifici da applicare dopo bagni o docce.

In questo modo si cerca di restituire alla pelle la sua funzione di barriera.

Inoltre, l’applicazione sulla pelle di prodotti a base di cortisone rappresenta la base della cura della dermatite atopica.

La scelta del tipo e della potenza dello steroide impiegato dovrebbe tener conto della gravità del quadro clinico.

Le forme più gravi richiedono la somministrazione cronica di steroidi di elevata potenza che, sul lungo periodo, possono causare alterazioni cutanee -effetti collaterali- con conseguente riduzione di aderenza alle cure.

La Genetica propone ma l’Epigenetica dispone

La prima ed imprescindibile strategia funzionale, prima di ogni terapia farmacologica, deve prevedere revisione e ripulitura del quotidiano piano alimentare.

La genetica è il foglio entro i cui margini, l’epigenetica, cioè le condizioni ambientali , le abitudini personali e le quotidiane libere scelte alimentari, può scrivere la nostra vera storia fisio-patologica.

Nutrizione anti-dermatite

Data la chiara e diretta correlazione tra dermatite atopica e sale concentrato sotto cute, si consiglia innanzitutto l’eliminazione di sali chimici.

Infatti, oltre al sale da cucina -sia esso classico, iodato o integrale-, gli esaltatori di sapidità fanno davvero la differenza patologica su soggetti particolarmente suscettibili all’atopia.

Come terapia nutrizionale “di secondo livello” si impone una netta esclusione di alimenti ricchi di istamina, dalla dieta quotidiana.

L’istamina: ci si mette anche lei!

L’istamina è una ammina biogena, mediatrice di infiammazione, che può trovarsi tal quale in alcuni alimenti, oppure può prodursi nel nostro organismo in seguito alla assunzione di altri cibi.

Ampiamente diffusa nell’organismo umano, in particolare a livello di cellule coinvolte nelle risposte allergica e immunitaria.

Tuttavia, l’istamina è presente anche come “ingrediente naturale” in numerosi alimenti quotidiani.

La sua formazione nei cibi richiede la disponibilità di aminoacidi liberi, microrganismi, batteri e condizioni che ne consentano la crescita e la trasformazione.

Per questo, alte concentrazioni di istamina si trovano principalmente nei prodotti di fermentazione microbica quali formaggi fermentati, carni in scatola, vino, birra.

Quando tutto funziona bene…

Normalmente, in un organismo sano, l’istamina presente negli alimenti viene degradata velocemente dalla diaminossidasi (DAO), un enzima presente a livello dell’intestino tenue.

La rapida degradazione serve ad evitare un effetto di bio-accumulo: evita l’assorbimento, visto che l’istamina presente nel corpo e quella derivante dagli alimenti agiscono nello stesso modo.

Questo meccanismo non funziona correttamente nelle persone affette da intolleranza all’istamina: l’enzima DAO non è presente nel corpo in quantità sufficiente per poter degradare l’ammina.

Di conseguenza, l’istamina in eccesso si riversa nel sangue provocando intolleranza con la comparsa di sintomi che possono facilmente essere scambiati per reazioni allergiche.

Dienta anti-istaminica ed anti-atopica

Nei soggetti con dermatite atopica, l’istamina presente negli alimenti provoca un peggioramento dei sintomi.

Alimenti ricchi di istamina

  • pomodori, crauti, spinaci
  • conserve
  • ketchup e salsa di soia
  • pesce in scatola: conservati, marinati, salati o essiccati -sardine, tonno, sgombro, acciughe, aringhe-
  • pesce affumicato -aringa, salmone-
  • crostacei e frutti di mare
  • salsicce, salame, carne secca, prosciutto affumicato, mortadella
  • formaggi fermentati e stagionati
  • alcolici, vino, birra
  • aceto di vino
  • lievito.

Alimenti istamino-stimolatori sull’organismo

  • cioccolato e cacao
  • fragola, banana, ananas, papaya, agrumi, kiwi, lampone, pera, avocado
  • molluschi e crostacei
  • noci, nocciole, mandorle e anacardi
  • albume d’uovo.
  • carne di maiale.
  • caffè.

Una alimentazione priva di alimenti ricchi di istamina o istamino-liberatori alleggerirà di molto il quadro di ipersensibilità allergica.

Nutraceutica: per professionisti.

La prima forma di idratazione della cute affetta da ipersecchezza cronica in atopia, deve essere garantita da un quotidano e specifico supplemento in acidi grassi essenziali omega-3.

Grazie alla spremitura a freddo, al confezionamento in bottiglie di vetro scuro e alla catena del freddo garantita per tutta la filiera gli olii vegetali da frigo conservano tutte le proprietà nutrizionali e organolettiche, evitando alterazioni e ossidazioni.

Grazie alla spremitura a freddo dei semi oleosi, al confezionamento in bottiglie di vetro scuro e alla catena del freddo garantita per tutta la filiera, gli olii vegetali da frigo conservano tutte le proprietà nutrizionali e organolettiche, evitando alterazioni e ossidazioni.

Tali pregiate forme di polinsaturi, ripristinano la corretta composizione biochimica di ogni membrana cellulare.

Contemporaneamente, un corretto equilibrio nutraceutico tra acidi grassi saturi ed insaturi guida l’organismo verso una sana alternanza tra pro-infiammatorio ed anti-infiammatorio.

Il nostro metabolismo quotidiano produce fisiologicamente sia sostanze di allerta che sostanze calmanti lo stato di allerta, alias lo “stato infiammatorio“.

Quotidianamente viviamo in equilibrio su queste due forze contrapposte e necessarie. L’allarme e la resilienza biochimica.

Per una adeguata “gestione del rischio”.

Nonostante la genetica proponga, per ognuno di noi, un profilo ed un percorso metabolico più o meno felice e fortunato, l’epigenetica per eccellenza ovvero la Nutrizione quotidiana è costantemente nelle nostre mani.

Riferimenti bibliografici

2 pensieri riguardo “Sale nella cute di soggetti affetti da dermatite atopica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *